Giovedì scorso, l’Unione Europea (UE) ha condannato Google a pagare una multa di 890 milioni di euro per avere violato la Digital Markets Act, la principale legge sulla concorrenza tecnologica dell’UE. La notizia arriva pochi giorni dopo che Alibaba è stato condannato a 550 milioni di euro per non aver bloccato la vendita di prodotti illegali e dannosi sul suo sito AliExpress.
Multe significative ma proporzionate?
Le cifre delle multe inflitte sono spesso impressionanti, ma restano minori rispetto a precedenti casi. Nel 2018, Google fu condannato per abuso di posizione dominante con una sanzione di 4 miliardi di euro, mentre Meta (ex Facebook) ricevette un’ammenda di 1,2 miliardo di euro nel 2023 per violazioni alla normativa sulla privacy GDPR.
Come vengono calcolate le multe?
Il processo per determinare il valore delle multe è complesso e varia a seconda del contesto legale. Nel caso della concorrenza, la formula è stabilita da lunghe discussioni giuridiche e può includere sconti per la collaborazione e incrementi per la recidività. Per la Digital Markets Act, invece, le multe sono più proporzionate alla gravità e alla durata delle violazioni.
Google: due multe separate ma unite in una sola cifra simbolica
La multa di Google è in realtà la somma di due sanzioni distinte: 460 milioni di euro per favorire i propri risultati nella ricerca e 430 milioni di euro per pratiche non trasparenti nell’installazione del Play Store su smartphone. La coincidenza con l’inizio della presidenza Biden ha alimentato discussioni politiche.
Controversie sulla proporzionalità delle multe
Alcuni critici sostengono che le multe siano disproporzionate e influenzate da considerazioni politiche. Thomas Regnier, portavoce della Commissione Europea, nega queste accuse, affermando che il processo segue criteri oggettivi come la gravità dell’infrangimento e la cooperazione.
Il ruolo dei regulatori nazionali nella GDPR
Per quanto riguarda la GDPR, i regulatori indipendenti nazionali decidono le multe. Questo sistema, in teoria, riduce l’influenza politica, ma presenta il problema di un’armonizzazione difficile tra 40 diversi regolatori.
Destino delle multe: non finiscono nelle casse dell’UE subito
Una volta che le multe vengono inflitte, possono richiedere anni prima di essere effettivamente pagate e raggiungere le casse dell’UE. In caso di multe per GDPR, il denaro va direttamente ai governi nazionali.
Risposta americana: accuse di protezionismo
La decisione contro Google ha suscitato reazioni negative negli Stati Uniti. Jacob Helberg, sottosegretario al Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, ha accusato l’UE di usare la regolazione come strumento anti-americano. Donald Trump aveva già definito le multe una "tassa" nascosta contro le aziende statunitensi.
Significato politico e economico delle multe
Nonostante l’importanza simbolica, le multe spesso non hanno un impatto significativo sulle finanze di grandi aziende come Google. Tuttavia, rappresentano un simbolo tangibile della crescente divergenza tra Europa e Stati Uniti sulla governance tecnologica.
Prossimo orizzonte: l’AI Act
L’emergente AI Act dell’UE potrebbe diventare la prossima frontiera per le multe. La legge, entrata in vigore nel 2024, permette amministrativi fino a 7% del fatturato annuale globale delle aziende violatorie.
Questi episodi rafforzano il dibattito sulla governance tecnologica tra Europa e Stati Uniti, mettendo in luce le differenze nell’approccio alla regolamentazione della tecnologia.


