Saccheggi a Milano, i ragazzi raccontano la chat Telegram usata come esca

Di Vincenzo Ottoboni ·3 min di lettura

Dietro i saccheggi che hanno colpito il centro di Milano c’è anche una chat su Telegram, comparsa nei telefoni di molti ragazzi tra sabato e domenica e poi sparita. Lo raccontano al Corriere alcuni giovani, minorenni e no, stranieri e italiani, che non si conoscono tra loro ma descrivono lo stesso meccanismo.

Si chiamava 17 ottobre qualcosa…», spiega un ventenne egiziano, a Milano fin da bambino, muratore di giorno e iscritto al Politecnico. All’inizio i messaggi invitavano a manifestare «perché costa tutto troppo», poi il tono è cambiato: «Dovevamo solo andare in Duomo perché loro rompevano le vetrine e noi potevamo prendere le scarpe Nike e le felpe, e anche le biciclette da Decathlon». Sapeva che era un reato, dice, «ma la presentavano come una cosa tranquilla». La chat, aggiunge, è «scomparsa domenica sera».

Un diciottenne egiziano, la cui famiglia è stata sgomberata da una casa popolare di San Siro, racconta di essere stato inserito nel gruppo senza sapere come: «C’erano tantissimi altri, forse mille». Poi i video su TikTok: «Iniziavo a vedere la gente in metropolitana che scriveva "Nike arriviamo", "Foot locker arriviamo"». Con altri è andato in via Torino e al Decathlon: «Sembrava come un gioco della Play».

Un quattordicenne di origine marocchina del quartiere Figino dice: «Noi volevamo fare casino e basta», ma nei negozi «non riuscivamo perché siamo piccoli». E aggiunge: «Abbiamo fatto una cosa insieme agli italiani».

I dati del Tribunale per i minorenni di Milano descrivono chi c’era: 35 minori arrestati, 31 senza precedenti, età media 15-16 anni, 25 nati in Italia, 17 con cognome italiano e 18 straniero. Un ragazzo nato nel 2009, di famiglia italiana, che vive a Lambrate, ricorda: «Di solito se rubi non ti vuoi far vedere, qui invece era un gioco a chi si faceva filmare di più. Non c’era la paura di fare un furto».

Un quindicenne di Vimodrone, studente di seconda superiore, è stato fermato in piazza del Duomo e poi rilasciato con l’accusa di ricettazione. Racconta che sui social «dicevano anche "Vestitevi di nero"» e che fuori da un negozio qualcuno gli ha messo in mano una giacca. Un suo amico, dice, è ai domiciliari con l’accusa di devastazione pur senza aver preso nulla. «Mi sono vergognato quando mi hanno messo nella macchina della polizia, in casa mia queste cose non si fanno. I miei genitori non sapevano neanche che fossi andato lì».

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