Decreto sicurezza, presunzione di imputabilità per i 14-18enni e 500 militari a Milano

Di Alessandro Torrisi ·3 min di lettura
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Il governo ha approvato martedì 20 ottobre 2026 un decreto legge sulla sicurezza. Il provvedimento arriva dopo gli scontri e i disordini dello scorso fine settimana in diverse città, soprattutto a Milano. Interviene sulla punibilità dei minori, sugli arresti, sul fermo preventivo e sui risarcimenti, e introduce un nuovo reato.

Il primo articolo riguarda i ragazzi tra i 14 e i 18 anni. Il decreto estende anche a loro la presunzione di capacità di intendere e di volere, e quindi l’imputabilità. Il minore sarà considerato imputabile, a meno che la difesa non dimostri concretamente la sua incapacità al momento del fatto. Finora era l’accusa a dover provare la maturità caso per caso. La norma era contenuta in un disegno di legge ancora in discussione alla Camera.

Viene esteso anche l’arresto in flagranza differito, cioè quello eseguito non sul fatto ma subito dopo. Potrà essere applicato per devastazione, saccheggio, attentati a impianti di pubblica utilità, partecipazione violenta a manifestazioni e danneggiamento commesso da un gruppo, purché il reato sia dimostrabile, per esempio con un video. Per gestire un numero alto di arresti, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha annunciato che sarà possibile «applicare con effetto immediato e senza la procedura ordinaria» i magistrati necessari alle convalide.

Il fermo preventivo, introdotto lo scorso febbraio, non sarà più legato solo alle manifestazioni. L’obiettivo è prevenire anche le «scorribande», come le ha chiamate il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, viste nel centro di Milano senza alcuna protesta organizzata. L’avviso orale del questore potrà colpire chi commette «fatti e atti che turbino l’ordine e la sicurezza pubblica in luoghi caratterizzati da un consistente afflusso di persone», compresi i minori tra i 14 e i 18 anni.

Nasce il reato di partecipazione violenta a una manifestazione. Riguarda gruppi di cinque o più persone che lanciano pietre e petardi o usano bastoni, mettendo in pericolo la sicurezza pubblica. Nordio ha citato anche il «lancio di razzi, bengala e fuochi artificiali scagliati con il rischio per l’incolumità».

Sono previsti da 2 a 5 anni di carcere e una sanzione fino a 20 mila euro, con aumenti di pena per chi si travisa o provoca feriti. Organizzare e promuovere questi raggruppamenti, anche «tramite strumenti informatici e telematici», sarà punito con la reclusione da 4 a 12 anni.

L’operazione «Strade sicure» viene potenziata con 500 militari in più a Milano, almeno fino al 31 dicembre. Non è passata invece l’ipotesi di attribuire loro i poteri di agenti di polizia giudiziaria. Secondo la Difesa, i militari opereranno «in coordinamento con le forze di polizia e nel rispetto delle rispettive competenze».

Per i danni ai beni pubblici sarà il prefetto a inviare l’ingiunzione di pagamento, mentre i privati potranno chiedere al giudice un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo. Se le violenze sono commesse da un minore, anche non imputabile, la sanzione amministrativa ricade sui genitori: da 500 a mille euro, una somma che raddoppia in caso di recidiva.

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