Rivolte in Francia, rischi e opportunità per i candidati alle presidenziali del 2027

Di Alessandro Torrisi ·3 min di lettura
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I saccheggi e le rivolte che nel fine settimana hanno colpito la Francia rischiano di ridisegnare la corsa alle presidenziali del 2027. Ogni candidato, dall’estrema destra all’estrema sinistra, deve ora fare i conti con la crisi, mentre il presidente Emmanuel Macron è criticato per come ha reagito all’ondata di vandalismo.

A trarne un vantaggio immediato è Marine Le Pen, favorita nei sondaggi, che si presenta come candidata dell’ordine. Domenica ha rivolto un sobrio discorso alla nazione, proponendosi come la candidata di una "Francia pacificata". Lo ammettono anche i rivali: i disordini di sabato "favoriscono l’estrema destra", ha detto l’eurodeputata di centrodestra Nathalie Loiseau.

"Girano intorno alla violenza come avvoltoi". Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National, ha alzato i toni in una conferenza stampa a Parigi: i rivoltosi "presto entreranno nelle case delle persone", ha detto. "Le autorità stanno crollando". Molti elettori, però, vedono in Le Pen una figura che divide e un caos prolungato potrebbe ritorcersi contro il partito.

"Alcuni dicono che questo dimostra che ci saranno rivolte se il Rassemblement National andrà al potere", ha riconosciuto Charles-Henri Gallois, consigliere di Bardella. "Ma io non ci credo".

In difficoltà è Jean-Luc Mélenchon, leader della France Insoumise, accusato dai rivali di aver alimentato la rabbia. Il suo partito aveva sostenuto le proteste nelle scuole che hanno preceduto le rivolte. "Hanno cercato di aggravare la situazione", ha detto Loiseau. Secondo un sondaggio di Cluster 17 per Politico, il leader 75enne è già tra i politici più "respinti" in Francia. Lunedì Mélenchon ha replicato accusando il primo ministro di fomentare il "disordine" con le sue accuse ai gruppi di ultrasinistra di voler disturbare le elezioni.

Il centrista Edouard Philippe, primo capo del governo di Macron, ha preso le distanze dal presidente dopo il discorso televisivo di domenica, in cui non sono state annunciate misure. "Avrei preferito decisioni e iniziative per riportare l’ordine", ha scritto in rete. "Questo Paese ha bisogno di qualcuno al comando". Un ministro, rimasto anonimo, gli rimprovera però di non proporre nulla: "Perché non dice che serve lo stato di emergenza?"

Raphaël Glucksmann, che questo mese ha vinto le primarie socialiste e secondo un sondaggio Elabe è tra il 15% e il 16,5%, ha preso le distanze da Mélenchon: "È insopportabile che orde di saccheggiatori attacchino i simboli dello Stato". Ha accusato il leader della France Insoumise di essere "un trampolino" per Le Pen, che sarebbe "la beneficiaria del caos".

Macron, che lunedì è partito per il Medio Oriente, aveva promesso che chi ha distrutto pagherà e chiesto "risposte chiare" sulle violenze. Lunedì il primo ministro Sébastien Lecornu ha annunciato coprifuoco locali, limitazioni agli spostamenti e divieti di manifestazione. Per sabato prossimo è già stata indetta un’altra giornata di proteste, e si teme un movimento duraturo simile a quello dei gilet gialli del 2018 e 2019.

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