Meloni infiamma Bari: “Non ci parlino di equità, noi difendiamo chi lavora” – La premier attacca opposizioni e sindacati
L’intervento di Giorgia Meloni a Bari è stato tutto tranne che prudente. In una piazza gremita, la premier ha difeso con forza la nuova manovra economica, definita dalle opposizioni una “manovrina”, ma che per lei rappresenta una scelta di responsabilità in un contesto economico complesso. Con tono deciso, ha ribattuto punto per punto alle critiche arrivate da sinistra, dai sindacati e dai principali avversari politici, scaldando la folla con un discorso che mescola orgoglio, attacco frontale e promesse di continuità.
La legge di Bilancio, che vale circa 18,7 miliardi di euro, è stata presentata come uno strumento “per i lavoratori, i redditi bassi e il ceto medio”, sostenuto da un contributo straordinario richiesto alle banche. “Ci accusano di favorire i ricchi — ha dichiarato Meloni — ma secondo loro chi guadagna 2.400 euro al mese e mantiene una famiglia numerosa è un privilegiato da colpire. Queste persone sono la spina dorsale dell’Italia, e noi vogliamo sostenerle, non punirle.”
Il bersaglio principale del suo intervento è stato il leader della CGIL, Maurizio Landini, accusato di incoerenza per aver indetto un nuovo sciopero “sempre di venerdì”. “Siamo andati incontro a molte delle richieste della CGIL — ha incalzato la premier — ma per qualcuno la protesta è più importante del dialogo. Evidentemente, la rivoluzione non si fa di martedì.”
Le parole hanno scatenato applausi fragorosi tra i presenti, in un clima di entusiasmo che la stessa Meloni ha ricambiato con un ringraziamento sentito: “Vi voglio bene, ma non abbassiamo la guardia. È una sfida dura, e vincerla dipende da noi.” L’obiettivo era chiaro: motivare i suoi sostenitori pugliesi in vista delle elezioni regionali, dove il centrodestra dovrà affrontare il candidato del centrosinistra Antonio Decaro.
La premier ha poi toccato il tema della giustizia, difendendo la riforma in corso e respingendo con fermezza le accuse delle opposizioni: “Dicono di votare no al referendum per mandare a casa la Meloni. Ma mettetevi il cuore in pace: la Meloni la possono mandare a casa solo gli italiani, con il voto. La democrazia è questo, e forse qualcuno se ne è dimenticato.”
Tra gli argomenti più caldi del suo discorso anche la sanità. Meloni ha rivendicato un aumento di 17 miliardi di euro di investimenti dal suo insediamento, accusando le amministrazioni regionali di centrosinistra di non saper gestire le risorse. “La Puglia — ha detto — è l’ultima regione in Italia per rispetto dei tempi d’attesa, mentre nel resto del Paese le prestazioni aumentano e i tempi migliorano. La sinistra usa un pallottoliere truccato, ma i numeri veri dicono altro.”
Anche i leader della coalizione di governo — Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi — hanno difeso la manovra, sottolineando il sostegno alle famiglie e alle imprese. Tajani, rivolgendosi al pubblico, ha elogiato “l’Italia che lavora e produce”, in un clima di unità che la premier ha definito “fondamentale per resistere alle falsità e agli attacchi mediatici”.
Verso la fine del suo intervento, Meloni ha riservato un affondo ironico agli intellettuali e ai commentatori di sinistra: “Dicono che gli italiani mi apprezzano solo perché mi truccano bene. Peccato che mi trucchi da sola, e neanche troppo bene. La verità è che non sopportano di vedere un popolo che crede in se stesso e in chi lo rappresenta.”
Concludendo tra gli applausi, la premier ha invitato i suoi sostenitori a “non smettere mai di pretendere di più, di chiedere il massimo, anche al governo.” Un messaggio che suona come una promessa di continuità, ma anche come un monito: la battaglia politica è tutt’altro che finita.
Nel cuore di Bari, Giorgia Meloni ha dimostrato ancora una volta di saper trasformare la difesa delle proprie scelte in un’arma di consenso, portando sul palco non solo la premier, ma la combattente che i suoi sostenitori vedono come simbolo di un’Italia che non si arrende.


