Israele al voto per la Knesset: exit poll alle 22, risultato ufficiale il 4 novembre

Di Cesare Borgia ·3 min di lettura

Gli israeliani votano oggi, martedì 27 ottobre, per rinnovare la Knesset, il parlamento di 120 seggi da cui nascerà il prossimo governo. Sono le prime elezioni politiche dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e la guerra che ne è seguita, a Gaza e poi contro l’Iran. Il voto è considerato un referendum sulla gestione della sicurezza dopo il 7 ottobre e sul futuro politico di Benjamin Netanyahu.

Il leader del Likud è il primo ministro più longevo nella storia del Paese. Ha governato per circa 19 anni in tre periodi diversi, dal 1996 al 1999, dal 2009 al 2021 e dal dicembre 2022 a oggi, e si ricandida per un altro mandato. Lo sfida un’opposizione guidata dall’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot, il cui partito è primo in diversi sondaggi. I due blocchi restano quasi alla pari e, secondo le rilevazioni più recenti, nessuno dei due raggiunge da solo la maggioranza.

Si elegge la 26esima Knesset. Non si tratta di elezioni anticipate: la legislatura eletta nel novembre 2022 è arrivata alla scadenza naturale dei quattro anni, cosa che non succedeva dal 1988. Il 17 luglio il parlamento ha approvato all’unanimità il proprio scioglimento, con il voto favorevole dello stesso Netanyahu. Gli aventi diritto sono circa 7,3 milioni, secondo la Commissione elettorale centrale, ed è la sesta volta che Israele va alle urne dal 2019.

La maggior parte dei seggi è aperta dalle 7 alle 22 ora locale, dalle 6 alle 21 in Italia. Nei piccoli centri, negli ospedali e nelle carceri si vota dalle 8 alle 20. Non si sceglie direttamente il primo ministro ma una lista di partito, con una scheda cartacea inserita in una busta. Per chi vive all’estero non esiste il voto per corrispondenza.

Le prime indicazioni arriveranno alla chiusura dei seggi, alle 22 israeliane, quando le principali reti televisive diffonderanno gli exit poll. Lo spoglio è manuale e prosegue nella notte, con risultati quasi definitivi di solito entro la mattina successiva. I voti in doppia busta, cioè quelli di soldati, ospedali, carceri e sedi diplomatiche, vengono contati per ultimi e in una sfida serrata possono spostare un seggio o decidere l’ingresso di un partito vicino alla soglia.

Il risultato ufficiale sarà certificato dalla Commissione elettorale centrale il 4 novembre, mentre i ricorsi si possono presentare fino al 18 novembre. Per governare serve una maggioranza di almeno 61 deputati su 120, e nessun partito l’ha mai ottenuta da solo. Le trattative possono durare settimane, e i partiti piccoli o vicini alla soglia, come quelli arabi e le nuove liste di destra, possono decidere chi guiderà il Paese.

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