Urne aperte oggi, domenica 25 ottobre, in Brasile per il ballottaggio delle presidenziali. Si sfidano il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva e il candidato di estrema destra Flavio Bolsonaro. Lula compirà 81 anni fra due giorni e cerca il suo quarto mandato presidenziale non consecutivo. Bolsonaro, 45 anni, è figlio dell’ex presidente Jair, condannato a 27 anni di carcere per tentato golpe.
Sono chiamati al voto, che è obbligatorio, 158,7 milioni di brasiliani. Sceglieranno chi guiderà per i prossimi quattro anni la prima economia dell’America latina, la nona a livello mondiale. I due candidati si contendono soprattutto i voti di 48,7 milioni di elettori. Al primo turno del 4 ottobre non sono andati alle urne, un record di 33,4 milioni, oppure hanno scelto uno dei candidati sconfitti.
Gli ultimi sondaggi, diffusi sabato prima del silenzio elettorale, danno un sostanziale pareggio. Per Atlas Bolsonaro è al 50,8% e Lula al 49,2%, per Datafolha il rapporto è di 51 a 49. Il leader del Partito liberale resta in lievissimo vantaggio, ma con un margine di errore di tre punti si tratta di una «parità tecnica». Gli analisti riconoscono la faticosa rimonta del leader del Partito dei lavoratori: al primo turno Lula si era fermato al 45%, due punti dietro Flavio Bolsonaro, al 47%.
I seggi apriranno alle 8 e chiuderanno alle 17 ora di Brasilia, cioè tra le 12 e le 21 in Italia. Subito dopo inizierà lo spoglio. Il Paese usa dal 1996 il voto elettronico, che permette di contare i voti appena chiusi i seggi. Con un distacco previsto così ridotto, però, l’annuncio dei risultati potrebbe tardare.
Di solito arrivano prima i dati delle grandi città e degli Stati del Sud, dove la destra è più forte. Quelli del Nord-est, roccaforte di Lula, e delle regioni amazzoniche arrivano quasi sempre per ultimi, per ragioni logistiche. In caso di parità esatta di voti la legge non prevede una nuova elezione: vincerebbe Lula, il candidato più anziano.
Per votare l’elettore digita il numero del candidato, storicamente il 13 per Lula e il 22 per Bolsonaro, e poi conferma la scelta. Il sistema è stato più volte contestato da Jair Bolsonaro e dal suo alleato americano Donald Trump. Le urne però non hanno connessione a Internet, wifi o Bluetooth durante l’uso e non trasmettono nulla fino alla chiusura del voto. L’intero processo passa per oltre 40 verifiche.
Sabato i due candidati hanno chiuso la campagna con grandi comizi. Lì voterà di prima mattina, poi volerà a Brasilia per attendere l’esito. Lula ha parlato al mattino sulla spiaggia di Copacabana, a Rio, e nel pomeriggio ha sfilato lungo l’Avenida Paulista, nella sua San Paolo.
Il dibattito televisivo di venerdì sera su Rede Globo non sembra aver spostato voti. Il momento più teso è arrivato quando Bolsonaro ha chiamato Lula «nove dita», con riferimento al mignolo che il presidente perse a 17 anni in un incidente in fabbrica. «Quel dito l’ho perso lavorando di notte per poter mangiare, quando ero ancora minorenne e nemmeno avrei potuto lavorare», ha risposto Lula. «Non permetterò a un miliziano di chiamarmi "nove dita", a uno che non ha mai lavorato in vita sua».


