L’Europa è in piazza contro il caro vita. Affitti in forte aumento, prezzi dell’energia in crescita, economia ferma e costi del debito in salita in Francia, Italia, Spagna e Grecia alimentano proteste che in diversi Paesi sono sfociate in scontri. Le autorità di Parigi e Roma stanno schierando forze di sicurezza aggiuntive per evitare nuovi disordini nei prossimi giorni, mentre si avvicinano l’inverno e diverse elezioni importanti.
La situazione più delicata è in Francia, seconda economia dell’Unione. Sabato gli studenti, che da settimane bloccavano le scuole per chiedere più fondi all’istruzione, si sono uniti a centinaia di migliaia di persone scese in strada contro l’aumento del costo della vita. A margine dei cortei pacifici ci sono stati saccheggi e devastazioni.
Il deputato verde Pouria Amirshahi, copresidente di una nuova commissione parlamentare che dovrà accertare se il governo abbia gestito male la protesta, accusa i ministri di non aver dialogato per tempo con il movimento studentesco. "Le richieste iniziali erano molto semplici e concrete. Carta igienica nei bagni, soffitti che reggano, avere degli insegnanti", ha detto. "La situazione in Francia è al limite".
Secondo l’economista tedesco Carsten Brzeski, responsabile globale della ricerca macroeconomica di ING, "in termini di costo della vita, la situazione in Francia non è molto diversa dal resto d’Europa".
In Spagna lo sfratto di una pensionata di 87 anni a Madrid, il mese scorso, ha innescato manifestazioni in tutto il Paese: tra il 2015 e il 2025 i prezzi delle case sono saliti dell’80%, i salari solo del 30%. In Portogallo, dove dal 2015 i prezzi delle abitazioni sono quasi triplicati, sono seguite altre proteste.
In Albania la mobilitazione contro la presunta corruzione del governo è diventata violenta la scorsa settimana con l’arrivo degli studenti. Mercoledì migliaia di studenti e insegnanti hanno manifestato ad Atene e in una cinquantina di altre città greche, mentre in Serbia gli studenti animano le più grandi proteste della storia del Paese alla vigilia delle elezioni parlamentari di domenica. Piccoli raduni contro i tagli all’istruzione si sono svolti anche a Berlino e Hannover.
In Italia, nel fine settimana, gli studenti hanno sfilato in diverse città del Nord contro i bassi salari e il caro vita. Secondo la Rai, che cita un rapporto della polizia, i manifestanti erano circa 10.000. Gruppi a volto coperto hanno saccheggiato negozi e lanciato pietre contro gli agenti.
Il governo di Giorgia Meloni ha varato nuove misure di sicurezza, inviando tra l’altro 500 militari "a difesa" di Milano. "Manifestare è un diritto, devastare le nostre città no", ha dichiarato la presidente del Consiglio. Al Sud, intanto, camionisti e agricoltori bloccano le uscite autostradali per protestare contro il prezzo del carburante.
I social hanno avuto un ruolo centrale. Secondo la piattaforma di monitoraggio Visibrain, sabato sono stati pubblicati oltre 2,2 milioni di messaggi sulle proteste, il triplo rispetto al picco della crisi dei gilet gialli alla fine del 2018. A Bologna i manifestanti hanno intonato slogan diventati virali nelle proteste dei licei francesi.
In Spagna il premier Pedro Sánchez ha convocato elezioni anticipate dopo che il Parlamento ha respinto il suo pacchetto di misure sulla casa. Gli attivisti preparano per l’11 novembre il primo sciopero generale in 15 anni. "Chiunque governi, questo non si fermerà", ha detto Valeria Racu, portavoce del Sindacato degli inquilini di Madrid. "La politica sta tornando dove sarebbe sempre dovuta stare: nelle strade e tra la gente".


