Lula vince il ballottaggio in Brasile, Flavio Bolsonaro chiede l’annullamento del voto

Di Cesare Borgia ·3 min di lettura

Luiz Inacio Lula Da Silva ha vinto il ballottaggio delle elezioni presidenziali in Brasile contro il candidato di destra Flávio Bolsonaro. Lo sconfitto, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, ha chiesto l’annullamento del voto: «Non posso riconoscere questi dati».

Il risultato ribalta il primo turno. In quella tornata, a sorpresa, Flávio Bolsonaro aveva ottenuto il 47% dei voti, contro il 45% del presidente uscente. Suo padre è stato condannato lo scorso anno per il tentato golpe organizzato quattro anni fa proprio contro Lula.

Si è fatto riprendere mentre correva e faceva esercizi in palestra per i video pubblicati su Instagram dalla moglie Janja. «Ho corso 20 minuti a 8 chilometri all’ora, mi sono svegliato alle 5,30. Perché lo faccio? Perché voglio curare la mia salute», diceva in uno di questi filmati.

Settimo di otto figli, nato in una famiglia poverissima del Pernambuco, Lula negli anni Settanta guidò il sindacato dei metalmeccanici dell’ABC paulista, il polo industriale alla periferia di San Paolo. Fondò poi il Partito dei lavoratori. È diventato presidente nel 2003, al quarto tentativo, e ha governato fino al 2010.

È tornato al Palazzo di Planalto nel 2023, dopo 580 giorni di carcere per una condanna per corruzione, poi annullata per vizi formali. In quella elezione sconfisse Jair Bolsonaro con appena 1,8 punti percentuali di vantaggio. Nel mandato appena concluso ha governato con una coalizione eterogenea, che comprende anche partiti di centro-destra.

Il nuovo mandato si annuncia ancora più difficile. Il Congresso è dominato dal Partito Liberale dei Bolsonaro e il debito pubblico è molto elevato. Il programma elettorale di Lula, lungo 84 pagine, propone di proseguire e ampliare le politiche dell’attuale governo, con uno Stato che continui ad avere un ruolo centrale nell’economia, nel finanziamento dei settori strategici e nei programmi sociali.

In politica estera Lula intende proseguire con la sua «terza via», una diplomazia multipolare aperta al dialogo con Cina, Russia e Stati Uniti. I rapporti con l’amministrazione Trump, però, si sono raffreddati per le tensioni commerciali e ideologiche.

Durante la campagna è pesato anche il caso del figlio Fábio Luís, detto Lulinha. Nel 2026 la Polizia federale e il Tribunale supremo federale hanno aperto nei suoi confronti tre inchieste per traffico di influenze e corruzione.

A settembre, davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Lula aveva dichiarato: «La vicinanza con la più grande potenza militare del mondo è ineludibile, soprattutto in un contesto di rinnovate ambizioni egemoniche. Ma il Brasile non entra nel cortile di casa di nessuno».

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