Mosca intensifica gli attacchi con droni: oltre tremila lanci in ottobre secondo l’intelligence britannica
Il conflitto tra Russia e Ucraina ha conosciuto, nelle ultime settimane, una nuova e preoccupante escalation. Secondo un rapporto diffuso dal Ministero della Difesa del Regno Unito, le Forze Armate russe avrebbero lanciato più di tremila droni contro obiettivi ucraini solo nel mese di ottobre. Si tratta di una cifra record che conferma la crescente dipendenza di Mosca dall’uso dei velivoli senza pilota per colpire infrastrutture strategiche, in particolare quelle legate al settore energetico.
L’aumento degli attacchi, secondo l’intelligence britannica, rappresenta una tendenza in atto fin dalla fine dell’estate. Dopo la breve fase di tregua diplomatica avvenuta in agosto, a seguito dell’incontro tra i presidenti Donald Trump e Vladimir Putin in Alaska, l’attività bellica è tornata a crescere in maniera significativa. I dati raccolti parlano di circa 4.100 droni utilizzati in agosto, 5.500 a settembre e oltre 3.000 nei primi venti giorni di ottobre. La Russia avrebbe condotto almeno quattro offensive su larga scala, una delle quali, il 7 ottobre, ha coinvolto più di ottocento droni contemporaneamente, con l’obiettivo di saturare e mettere in difficoltà i sistemi di difesa aerea ucraini.
Le priorità tattiche di Mosca restano invariate rispetto alle prime fasi del conflitto: colpire le centrali elettriche, le reti di distribuzione dell’energia e le infrastrutture civili che sostengono la capacità produttiva e la resistenza logistica dell’Ucraina. Con l’avvicinarsi dell’inverno, il Cremlino mira a ridurre la disponibilità energetica del Paese, generando pressioni interne e minando la stabilità economica. Gli esperti britannici sottolineano come la campagna dei droni sia ormai parte integrante della strategia russa, una guerra di logoramento condotta con costi relativamente bassi ma con effetti devastanti per la popolazione civile.
Sul fronte ucraino, il presidente Volodymyr Zelensky ha ribadito l’urgenza di ottenere nuove forniture di armi a lungo raggio dai Paesi alleati. In un messaggio diffuso tramite Telegram, ha dichiarato che “più aumenta la gittata delle capacità militari ucraine, più cresce la disponibilità russa a discutere la pace”. Secondo il capo di Stato, i missili da crociera Tomahawk e altri sistemi simili rappresenterebbero una leva diplomatica decisiva, poiché la loro potenza e precisione sono tra gli elementi che Mosca teme maggiormente. Zelensky ha inoltre confermato la volontà di mantenere un dialogo costante con i partner europei e con Washington, sottolineando che la difesa aerea rimane la priorità assoluta per Kiev.
Nel frattempo, le diplomazie europee lavorano a un piano di pace in dodici punti, in collaborazione con l’Ucraina e sotto la supervisione del presidente statunitense Donald Trump. L’obiettivo del documento è porre fine ai combattimenti lungo le attuali linee di fronte, evitando concessioni territoriali. Tra le misure proposte figurano il ritorno dei bambini deportati, lo scambio di prigionieri, garanzie di sicurezza per Kiev e un fondo europeo per la ricostruzione postbellica. Tuttavia, le sanzioni contro Mosca verrebbero revocate solo in caso di reale impegno alla cessazione delle ostilità e alla collaborazione nella ricostruzione.
Alcuni funzionari europei hanno espresso cautela, sottolineando che non esistono al momento segnali concreti di un cambiamento nella posizione del Cremlino. Putin, durante un recente colloquio telefonico con Trump, avrebbe ribadito la richiesta che l’Ucraina ceda l’intera area del Donbass, condizione ritenuta inaccettabile da Kiev e dai suoi alleati.
In parallelo, la Repubblica Ceca ha annunciato la costruzione e la consegna di un moderno satellite per l’osservazione della Terra destinato all’Ucraina, in grado di raccogliere dati strategici indipendentemente dalle condizioni meteorologiche. Anche la Spagna, attraverso una dichiarazione del premier Pedro Sánchez, ha ribadito il proprio impegno a sostenere Kiev “fino al raggiungimento di una pace giusta e duratura”.
Sul piano internazionale, la propaganda russa continua invece a dipingere un quadro di forza e derisione verso gli Stati Uniti. In un recente programma televisivo trasmesso su Rossiya-1, noti commentatori vicini al Cremlino hanno ironizzato apertamente sul presidente Trump, accusandolo di indecisione e incoerenza nella gestione del dossier ucraino. Un segnale che riflette il clima di tensione e la difficoltà di individuare un terreno comune per la diplomazia.
L’autunno si sta dunque confermando come una fase di nuova intensità nel conflitto. Mentre la Russia moltiplica gli attacchi e l’Ucraina rafforza le richieste di armamenti, l’Europa tenta di riaprire la via dei negoziati. Tuttavia, il divario tra le posizioni delle parti resta profondo, e la prospettiva di una pace stabile appare ancora lontana.


