La sparatoria a Minneapolis, negli Stati Uniti, ha suscitato scalpore e indignazione dopo che Alex Pretti, un infermiere di terapia intensiva, è stato ucciso dagli agenti federali dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE). Secondo la ricostruzione fornita dall’amministrazione Trump, Pretti si sarebbe avvicinato con una pistola ai poliziotti della Border Patrol. Tuttavia, le riprese video delle scene, analizzate dai media americani come New York Times e CNN, disconfermano questa versione.

La ricostruzione ufficiale contro le prove visive

Secondo il Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS), gli agenti federali hanno aperto il fuoco su Alex Pretti dopo che l’uomo si sarebbe avvicinato con una pistola semiautomatica 9 mm. Tuttavia, le immagini riprese e diffuse sui social network mostrano chiaramente che Pretti teneva in mano un telefono cellulare, non un’arma.

La sequenza degli eventi secondo i video

1. Manifestazione: Un piccolo gruppo di manifestanti sta parlando con un agente federale sulla strada. Alex Pretti è presente e gira la scena con il suo telefonino mentre dirige il traffico.
2. Intervento dei poliziotti: Un agente inizia a spingere i manifestanti, spruzzando loro lo spray al peperoncino. Mentre cerca di proteggersi dallo spray, Pretti tiene una mano sul telefono e l’altra cercando di schermarsi.
3. Intervento degli agenti: Altri agenti si avvicinano a Pretti mentre questi è ancora in piedi con il cellulare in mano.
4. Immobilizzazione: Gli agenti lo immobilizzano a terra, bloccandogli le gambe e la schiena.
5. Sparatoria: Otto secondi dopo che uno degli agenti ha urlato di aver visto una pistola nella tasca di Pretti, inizia la sparatoria. Le immagini mostrano chiaramente che durante i primi spari l’uomo è già a terra e immobilizzato.

La dinamica dei fatti contestata

La versione ufficiale dell’ICE sostiene che una pistola sia uscita dalla tasca di Pretti mentre era in terra, ma le prove video contraddicono questa tesi. Gli agenti hanno sparato più volte a un uomo disarmato e già immobilizzato.

Reazioni sui social network

I commenti sui social network sono divisi: molti contestano la versione ufficiale degli eventi mentre altri cercano di giustificarla in base alle circostanze. È evidente che le immagini registrate dai telefoni cellulari stanno cambiando il modo in cui gli americani e il mondo intero interpretano questi incidenti.

Conclusione

La sparatoria a Minneapolis ha messo sotto accusa la pratica delle forze dell’ordine federali negli Stati Uniti. Le prove visive fornite dai video diffusi sui social network stanno mettendo in discussione le versioni ufficiali e richiamando l’attenzione sulla necessità di una maggiore trasparenza nelle operazioni delle forze dell’ordine.

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