Torna la leva obbligatoria: dal 2026 arrivano le lettere di reclutamento. Giovani convocati per le visite mediche

Di Veronica Leali ·4 min di lettura

Dopo decenni di silenzio, l’Europa torna a pronunciare una parola che sembrava appartenere solo ai libri di storia: reclutamento. In un contesto internazionale sempre più instabile, segnato da guerre, tensioni e rivalità geopolitiche, la Croazia ha deciso di riattivare il servizio militare obbligatorio. Una scelta che sta accendendo un acceso dibattito politico e sociale, e che potrebbe rappresentare solo l’inizio di una tendenza più ampia destinata a coinvolgere anche altri Paesi europei.

Il programma entrerà in vigore ufficialmente nel 2026, ma già dal 2025 inizieranno le visite mediche di idoneità per i giovani che compiono 18 anni. Migliaia di ragazzi saranno chiamati a sottoporsi ai controlli fisici e psicologici che determineranno la loro eventuale idoneità al servizio. Le prime lettere di convocazione sono attese entro la fine dell’anno, e nelle famiglie si mescolano curiosità, preoccupazione e incertezza.

Il nuovo piano prevede che gli uomini siano obbligati a partecipare, mentre le donne potranno aderire su base volontaria. Chi supererà la fase di selezione dovrà affrontare due mesi di addestramento intensivo, retribuito con circa 1.100 euro mensili. L’esperienza sarà inoltre riconosciuta come periodo lavorativo e potrà essere inserita nel curriculum, un modo per rendere la leva più appetibile in un’epoca in cui i giovani guardano con diffidenza alle istituzioni militari.

Una decisione che nasce in un’Europa fragile

La guerra tra Russia e Ucraina, iniziata nel 2022, ha cambiato per sempre la percezione della sicurezza nel continente europeo. Quella che per molti sembrava una questione geopolitica lontana è diventata, nel giro di pochi mesi, una preoccupazione concreta per milioni di cittadini. La paura che il conflitto possa oltrepassare i confini ucraini ha spinto vari governi a rafforzare le proprie difese interne, riaprendo dossier che sembravano archiviati da anni.

In questo scenario, la Croazia è il primo Paese dell’Unione Europea a fare un passo tanto deciso verso il ritorno alla leva. L’obiettivo dichiarato è creare una forza di riserva pronta a intervenire in tempi brevi, composta da cittadini tra i 18 e i 30 anni. Secondo fonti governative, la misura non nasce da un’imminente minaccia militare, ma dalla volontà di prepararsi a eventuali scenari futuri, mantenendo alta la capacità di risposta nazionale.

Giovani tra curiosità e timori

Le prime reazioni non si sono fatte attendere. Tra i giovani si avverte un misto di timore e curiosità, mentre i genitori guardano con apprensione al possibile ritorno di un periodo storico che credevano superato. Per molti ragazzi la leva rappresenta un salto in un mondo sconosciuto, fatto di regole, disciplina e addestramento fisico, ma anche di opportunità di crescita personale e professionale.

C’è chi interpreta questa decisione come un segnale di responsabilità, un modo per riscoprire il senso di appartenenza alla comunità e di difesa del proprio Paese. Altri, invece, temono che si tratti dell’inizio di una nuova militarizzazione dell’Europa, spinta dalla paura e non dalla lungimiranza politica.

Un ritorno che divide

Gli analisti sottolineano come la riattivazione del servizio militare rifletta un profondo cambiamento culturale. Dopo anni di pacifismo diffuso e di fiducia nelle istituzioni sovranazionali, gli Stati tornano a pensare in termini di difesa nazionale e sicurezza collettiva. Tuttavia, resta da capire quanto questo modello potrà essere sostenibile nel tempo e se verrà imitato da altri Paesi membri della NATO.

Intanto, la macchina organizzativa croata è già in movimento. I centri di selezione stanno predisponendo il calendario delle visite mediche, i regolamenti vengono aggiornati e i protocolli di addestramento riscritti. A breve, migliaia di giovani riceveranno la tanto attesa (e temuta) lettera di convocazione, simbolo di un ritorno al passato che sembra, per molti versi, inevitabile.

Il 2026 segnerà dunque una svolta storica: l’Europa si riscopre fragile, i cittadini tornano al centro della difesa nazionale e le nuove generazioni si troveranno a fare i conti con una realtà che pensavano relegata nei manuali di storia. Una realtà che, oggi più che mai, bussa di nuovo alle porte del presente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *