La tensione tra il programma Report e il Garante per la Privacy raggiunge un nuovo apice. Alla vigilia della messa in onda della puntata dedicata al cosiddetto “affaire Sangiuliano”, il membro dell’Autorità, Agostino Ghiglia, ha inviato una diffida formale alla redazione della trasmissione Rai, chiedendo di bloccare la puntata prevista su Rai 3 e di rimuovere dai social ogni anticipazione o riferimento al servizio. Il motivo? La presunta acquisizione illecita di corrispondenza privata che, secondo Ghiglia, violerebbe la normativa sulla tutela dei dati personali.

Il contenuto dell’inchiesta, anticipato da alcune testate e dai canali ufficiali del programma, avrebbe ricostruito una serie di contatti tra Ghiglia e Arianna Meloni, sorella della premier e dirigente di Fratelli d’Italia, avvenuti in prossimità della decisione con cui l’Autorità per la Privacy aveva inflitto una multa a Report per la diffusione dell’audio di una telefonata privata tra l’ex ministro Gennaro Sangiuliano e la moglie. Una vicenda già al centro di forti polemiche nei mesi scorsi, e ora destinata a riaccendere il dibattito sul rapporto tra potere politico, organi di garanzia e libertà di stampa.

La diffida di Ghiglia: Corrispondenza privata violata

Nel documento inviato alla Rai, Ghiglia sostiene che la redazione avrebbe ottenuto in modo illecito messaggi e mail interne indirizzate alla sua segreteria, in cui si faceva riferimento a un incontro con Arianna Meloni nella sede del partito. Tali comunicazioni, secondo il membro del Garante, costituirebbero materiale privato e dunque non divulgabile né riproducibile. Da qui la richiesta di sospendere immediatamente la puntata e di evitare ogni diffusione di contenuti che potrebbero configurare una violazione della privacy.

Ghiglia ha inoltre dichiarato di aver incaricato i propri legali di verificare se siano stati commessi reati nella raccolta delle informazioni utilizzate da Report, riservandosi di presentare una denuncia formale alle autorità competenti. Il suo intervento, tuttavia, ha scatenato una tempesta mediatica che va ben oltre i confini della questione legale, toccando il tema più ampio della libertà d’informazione nel servizio pubblico.

La replica di Report: Un tentativo di censura

Decisa e immediata la risposta di Sigfrido Ranucci, conduttore e curatore della storica trasmissione di inchiesta. «Non esiste alcun materiale trafugato o acquisito in modo illecito – ha dichiarato –. Quello che sta accadendo è un tentativo di censura, un vero e proprio bavaglio al servizio pubblico».
Secondo la redazione di Report, il lavoro giornalistico si sarebbe basato su fonti legittime e verificabili, e non su intrusioni informatiche o violazioni della privacy. L’obiettivo della puntata, spiegano, era ricostruire le dinamiche interne all’Autorità per la Privacy, non solo in relazione al caso Sangiuliano, ma anche a presunti rapporti privilegiati con ambienti politici vicini a Fratelli d’Italia.

La posizione di Ranucci è chiara: fermare la messa in onda di una puntata già annunciata e prodotta rappresenterebbe un precedente pericoloso, in grado di limitare l’autonomia editoriale del giornalismo d’inchiesta e di indebolire la credibilità del servizio pubblico.

Un caso che divide e fa tremare la Rai

L’affaire Ghiglia–Report si inserisce in un momento già delicato per la Rai, dove le tensioni tra direzione, politica e redazioni giornalistiche sono sempre più evidenti. La vicenda solleva interrogativi profondi sul confine tra privacy e diritto di cronaca, due principi costituzionali che spesso entrano in conflitto ma che, in uno Stato democratico, dovrebbero trovare equilibrio senza prevaricazioni.

Mentre Ghiglia insiste sul rispetto della riservatezza e sulla tutela dei dati personali, i sostenitori di Report denunciano un clima di pressioni politiche e intimidazioni verso chi tenta di fare informazione indipendente. L’episodio, in poche ore, è diventato un caso nazionale, con politici, giornalisti e associazioni per la libertà di stampa che si schierano da una parte o dall’altra.

La puntata, al momento, resta programmata, ma il braccio di ferro è tutt’altro che concluso. Qualunque sarà l’esito, il messaggio è chiaro: la battaglia tra trasparenza e controllo continua, e il servizio pubblico si trova ancora una volta nel mezzo di una tempesta che mette alla prova la sua autonomia, la sua credibilità e il suo ruolo democratico.

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