Aleppo, tra macerie e speranza: la missione umanitaria di Giulia Ligresti con i Maristi Blu
Nel cuore di una città che porta ancora le cicatrici profonde della guerra, Aleppo tenta di rialzarsi. Dopo anni di conflitto e devastazione, la metropoli siriana continua a essere simbolo della resistenza e del dolore di un popolo che non si arrende. In questo scenario, l’impegno dei Maristi Blu, una piccola comunità cattolica guidata da Frate George Sabe, rappresenta una delle poche luci rimaste accese tra le rovine.
Accanto a loro si è unita Giulia Ligresti, imprenditrice e membro dell’Associazione Francesco Realmonte, tornata recentemente da una missione umanitaria in Siria. Il viaggio, organizzato per valutare nuovi progetti di sostegno, ha mostrato un Paese ancora piegato dalle distruzioni e dalla povertà, ma non privo di forza e dignità.
Aleppo, città spenta ma viva
Atterrare ad Aleppo significa immergersi in un paesaggio quasi monocromatico, dove il grigio delle macerie domina tutto. Interi quartieri restano distrutti dai bombardamenti e dal devastante terremoto del 2023. Le strade sono soffocate da polvere e traffico, l’aria resa pesante dalla mancanza di infrastrutture funzionanti. L’elettricità arriva solo per poche ore al giorno, mentre sui tetti si moltiplicano i pannelli solari improvvisati, unico modo per sopravvivere in una città in cui il tempo sembra essersi fermato.
Sui balconi pendono tende cucite con i teli delle tendopoli dei campi profughi dell’ONU, mentre nelle strade si muovono bambini scalzi che spingono carretti o cercano tra i rifiuti qualcosa da rivendere. Aleppo, un tempo centro culturale e commerciale fiorente, è oggi un mosaico di dolore e resilienza, dove la normalità è stata sostituita da un fragile equilibrio di sopravvivenza.
L’opera dei Maristi Blu
Nel quartiere centrale, tra i palazzi sventrati, i Maristi Blu continuano a rappresentare un punto di riferimento per centinaia di famiglie. Nati durante la guerra civile, restano una presenza costante, guidati da Frate George insieme a due laici siriani, Leyla Moussalli e Nabil Antaki.
Ogni giorno la comunità distribuisce 400 pasti caldi ai più poveri, gestisce una scuola materna per 400 bambini musulmani e coordina un laboratorio tessile in cui cinquanta donne imparano un mestiere realizzando abiti e borse con tessuti riciclati. Il loro lavoro è un gesto di dignità, un modo per trasformare gli scarti in riscatto.
Oltre al sostegno materiale, grande attenzione è dedicata all’aspetto psicologico. Molti bambini di Aleppo portano ancora dentro di sé il trauma della guerra e della perdita. Con l’aiuto della pedagogista Veronica Hurtubia, la comunità ha avviato un programma basato sul metodo del silent book, che permette ai piccoli di esprimersi attraverso disegni e immagini, senza bisogno di parole.
Le storie dei bambini e delle madri
Visitando le famiglie, emergono racconti di sofferenza e speranza. Bambini come Bilal, ultimo di nove figli, che sogna solo di poter andare a scuola. Madri analfabete che vedono nei Maristi l’unica possibilità di offrire ai propri figli un futuro diverso.
In Siria l’istruzione non è obbligatoria e molti minori vengono impiegati in lavori di strada. Per questo, ogni bambino che entra in classe rappresenta una piccola vittoria contro l’oscurità. Ma le risorse sono scarse e il futuro, come ammette Frate George, “è una parola fragile, che qui arriva solo fino ai sei anni”.
Cultura e pace come strumenti di rinascita
Tra le iniziative che cercano di riportare umanità ad Aleppo, spicca quella della cantante lirica Soumaya Hallak, metà siriana e metà svizzera. Attraverso la musica, insegna ai più piccoli la solidarietà e la bellezza, formando cori di bambini che intonano canti sacri e melodie di pace. In passato, si travestiva da clown o da Babbo Natale per portare un sorriso nei campi profughi.
Un altro progetto in fase di sviluppo è quello delle “Torri di Pace”, ideato da un artista locale noto come George. Utilizzando saponi di Aleppo — simbolo antico e identitario della città — ha realizzato sculture che rappresentano la memoria collettiva di un popolo ferito. L’obiettivo è esporre le opere in Europa, partendo da una mostra a Milano, per raccogliere fondi destinati alla ricostruzione.
Tra fede e paura
Nonostante il cessate il fuoco e la caduta di Assad, la situazione resta instabile. Ogni notte può riportare il rumore dei bombardamenti. Le tensioni religiose, pur attenuate, non sono scomparse: le relazioni tra cristiani e musulmani rimangono delicate, come dimostra la storia di una giovane coppia osteggiata per il solo fatto di appartenere a due fedi diverse.
Eppure, tra i resti della città, la vita continua. Aleppo prova a respirare di nuovo grazie alla solidarietà internazionale e alla determinazione di chi non ha mai smesso di credere nella possibilità di ricostruire non solo edifici, ma anche destini.
In un luogo dove ogni giorno è una sfida, il lavoro dei Maristi Blu e dei volontari come Giulia Ligresti rappresenta la prova concreta che, anche tra le rovine, la speranza può ancora mettere radici.


