Aggredì la ex alla fermata dell’autobus: il giudice dispone il braccialetto elettronico per il 45enne di Varese
A distanza di pochi giorni dal suo rilascio, è arrivata una nuova misura cautelare nei confronti del 45enne arrestato lo scorso 14 ottobre a Varese per aver aggredito la sua ex compagna di 19 anni alla fermata dell’autobus. Il giudice per le indagini preliminari Alessandro Chionna, lo stesso che aveva firmato la scarcerazione dell’uomo con l’obbligo di non avvicinarsi alla giovane, ha disposto ora l’applicazione del braccialetto elettronico, ritenendo necessario un controllo più stringente per evitare ulteriori episodi di violenza.
La vicenda aveva scatenato forti polemiche nei giorni scorsi, sia a livello politico che sociale. Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, aveva definito la scarcerazione «un fatto assurdo», esprimendo preoccupazione per la sicurezza della ragazza e per il messaggio che una simile decisione poteva trasmettere. Anche sui social, la notizia aveva suscitato indignazione diffusa, riaccendendo il dibattito sulla gestione dei casi di violenza di genere e sulla necessità di adottare misure più efficaci per tutelare le vittime.
Il caso di Varese si inserisce in un contesto particolarmente delicato, avvenendo negli stessi giorni in cui a Milano veniva commesso il femminicidio di Pamela Genini, la 29enne uccisa a coltellate dal suo ex compagno. Due episodi ravvicinati che hanno riportato al centro dell’attenzione la drammatica questione delle violenze contro le donne e la necessità di un intervento rapido e deciso da parte delle istituzioni.
Secondo le ricostruzioni fornite dagli investigatori, il 45enne non avrebbe mai accettato la fine della relazione con la giovane ex, perseguitandola per mesi con messaggi, pedinamenti e minacce. La ragazza aveva già presentato denuncia per revenge porn, accusando l’uomo di aver diffuso immagini intime senza il suo consenso. Due settimane prima dell’aggressione alla fermata dell’autobus, si sarebbe verificato un altro episodio di violenza fisica, sempre ai danni della giovane.
Il 14 ottobre, l’uomo avrebbe atteso la ragazza nei pressi di una fermata del bus, aggredendola e costringendola a salire sul mezzo. La tempestiva chiamata di alcuni amici al numero d’emergenza 112 ha permesso agli operatori della polizia di Stato di intervenire in tempo: un agente ha tenuto la ragazza al telefono, tranquillizzandola e assicurandosi che fornisse indicazioni precise sulla posizione, mentre una volante raggiungeva il pullman in movimento. L’operazione si è conclusa con l’arresto dell’aggressore e il salvataggio della vittima, assistita anche da una poliziotta intervenuta sul posto.
Durante l’udienza di convalida, il 45enne – assistito dall’avvocato Corrado Viazzo – si era avvalso della facoltà di non rispondere. Il giudice Chionna aveva in un primo momento deciso per la libertà vigilata con il divieto di avvicinamento a meno di 500 metri dalla ragazza, una misura che aveva sollevato numerose critiche per la sua presunta insufficienza.
La nuova disposizione del 21 ottobre cambia radicalmente il quadro: il braccialetto elettronico permetterà alle forze dell’ordine di monitorare costantemente i movimenti dell’uomo e di intervenire immediatamente in caso di violazione delle restrizioni. È una misura che, pur non comportando la detenzione, garantisce un livello di sorveglianza molto più alto e una maggiore sicurezza per la vittima.
Il caso di Varese è diventato così un simbolo delle difficoltà del sistema giudiziario nel bilanciare i diritti dell’indagato con la tutela delle vittime di violenza. Molte associazioni che si occupano di sostegno alle donne hanno sottolineato l’importanza di un approccio più rapido e protettivo, capace di prevenire le tragedie invece di reagire dopo che si sono verificate.
Intanto la giovane, ancora sotto shock, sta ricevendo supporto psicologico e vive in una località protetta. Le forze dell’ordine hanno rafforzato i controlli sul territorio e mantengono un contatto costante con lei, affinché non si ripetano episodi simili.
L’applicazione del braccialetto elettronico rappresenta quindi un passo importante verso una maggiore tutela delle vittime di violenza, ma la vicenda continua a sollevare interrogativi sulla rapidità e l’efficacia delle misure cautelari in Italia. Un tema che, dopo casi come questo, non può più essere rimandato.


