Eleonora Abbagnato, direttrice del corpo di ballo e della scuola dell’Opera di Roma, porta in scena il 26 nel suo teatro il gala «Icone della danza», da lei ideato e tutto esaurito da dieci giorni. Sarà lei ad aprire la serata con «La Rose Malade» di Roland Petit, il suo mentore, affiancata da Giacomo Castellana. In un’intervista al Corriere della Sera ha parlato della serata, della sua carriera e delle difficoltà della danza nelle istituzioni.
Il gala, spiega, non sarà fatto «solo» di numeri di bravura: «Ho voluto ritrovare partner della mia generazione, delle più importanti compagnie del mondo, con un incredibile livello di tecnica e di passione». La definisce «una sorta di rimpatriata che coniuga tradizione e contemporaneità». Tra gli ospiti cita Maia Makhateli, Lucia Lacarra e Iana Salenko, «che a 43 anni fa ancora tutto», tutte legate a lei attraverso Petit.
Sul ballare a 48 anni non ha dubbi: «È una pillola che mi dà la carica». Ogni giorno fa pilates e sbarra, non si è mai fermata in 40 anni di attività e non ha mai avuto infortuni. «Sarei ridicola se facessi il repertorio di una volta», ammette. «Io voglio stare nel mondo della danza finché riesco a camminare».
Ricorda gli inizi all’Opéra di Parigi, dove arrivò «col cartellino col mio nome appeso al collo», e i pianti quando, in fila alla cabina telefonica, non riusciva a parlare con la madre. Il momento in cui capì di diventare un’artista fu l’arrivo di Pina Bausch all’Opéra: aveva 19 anni.
Della scuola romana racconta che non ha un carattere elitario: «Conosco mamme che hanno venduto i vestiti per permettere ai figli di studiare con noi». Cita un allievo preso a nove anni, oggi tredicenne, adottato e con un passato difficile: «Ho creduto nel suo cambiamento e ho vinto». Il prossimo obiettivo, annuncia, è aprire un convitto con vitto e alloggio.
Per Abbagnato il teatro ha una funzione sociale, ma «la danza nelle istituzioni soffre di solitudine e di difficoltà economiche». Si dice fortunata ad avere come sovrintendente Francesco Giambrone, siciliano come lei. Quando 11 anni fa prese il corpo di ballo, ricorda, i ballerini stabili erano 12, oggi sono 50: «Abbiamo fatto miracoli. Il segreto è non fermarsi mai».
Madre di quattro figli, li portava sempre in tournée. La terza, Julia, 14 anni, studia danza nella sua scuola, ma il rapporto resta separato: «Julia sa che mi può chiedere consigli, niente di più. E a casa non si parla di danza».


