Quarticciolo in protesta: tra sgomberi, emergenza abitativa e richiesta di dialogo con le istituzioni

Di Veronica Leali ·4 min di lettura

A Roma, nel quartiere Quarticciolo, è tornata ad accendersi la tensione sociale. Dopo gli ultimi sgomberi eseguiti negli immobili Ater, un gruppo di attivisti ha occupato la sede del V Municipio, in via Prenestina, per protestare contro quella che definiscono “una mattanza sociale”. La mobilitazione, guidata dal collettivo Quarticciolo Ribelle, ha raccolto la voce di decine di famiglie e associazioni del territorio che da tempo denunciano l’aggravarsi dell’emergenza abitativa nella zona est della capitale.

«Ancora famiglie buttate in mezzo alla strada, basta sgomberi!» è lo slogan che riecheggia davanti alla sede municipale. Gli attivisti raccontano di aver scritto, nei giorni precedenti, una lettera aperta indirizzata alle amministrazioni comunali e municipali per chiedere un incontro e un intervento concreto, ma – sostengono – la risposta è arrivata sotto forma di nuovi sfratti. “Famiglie che lavorano, che pagano le bollette e mandano i figli a scuola, vengono trattate come criminali”, si legge in una delle dichiarazioni diffuse dal movimento.

Gli ultimi interventi delle forze dell’ordine hanno riguardato due appartamenti Ater occupati abusivamente in via Cerignola. Tra le persone allontanate, segnalano gli attivisti, ci sarebbe anche una donna già nota per aver partecipato a un incontro con Papa Francesco durante il Giubileo dei movimenti popolari. Un simbolo, spiegano, di come la povertà abitativa continui a colpire anche chi si trova in condizioni di fragilità sociale.

Lunedì è prevista la visita di una delegazione dell’ONU nel quartiere, evento che gli abitanti vivono come una forma di riconoscimento internazionale delle difficoltà vissute. “È più facile far parlare le Nazioni Unite che il Comune di Roma”, dicono gli attivisti, che annunciano di non voler abbandonare la sede municipale finché non si aprirà un confronto politico serio sulla questione casa.

Anche alcune forze politiche hanno espresso solidarietà ai residenti. Luca Blasi, responsabile nazionale per la casa di Sinistra Italiana, e Maurizio Mattana, consigliere di Alleanza Verdi e Sinistra del V Municipio, hanno denunciato la situazione come insostenibile: “Due famiglie aventi diritto ma prive di titolo sono state sgomberate dopo decenni di residenza. Non è accettabile che chi esce per andare al lavoro o accompagnare i figli a scuola torni e trovi la porta di casa sfondata e i propri effetti personali in strada”. Entrambi chiedono che venga garantita una soluzione dignitosa per chi si trova in condizione di emergenza abitativa.

Le istituzioni, nel frattempo, cercano di stemperare la tensione. L’assessore capitolino alle Periferie, Giuseppe Battaglia, dopo un lungo confronto con i manifestanti, ha annunciato la creazione di un tavolo di coordinamento permanente sul quartiere. Vi parteciperanno rappresentanti del Campidoglio, del Municipio Roma V, dell’Ater, della Regione Lazio e delle realtà territoriali. L’obiettivo, ha spiegato Battaglia, è quello di “costruire un metodo di lavoro stabile e partecipato, che unisca il rispetto della legalità con la tutela della dignità delle persone”.

Il tavolo dovrà occuparsi non solo di prevenire nuovi sgomberi senza soluzioni alternative, ma anche di accelerare i programmi di riqualificazione del patrimonio residenziale pubblico. Il quartiere Quarticciolo, composto in gran parte da edifici Ater risalenti al dopoguerra, necessita infatti di un piano di rigenerazione urbana che affronti le fragilità sociali, economiche e abitative in maniera integrata.

L’assessore ha inoltre anticipato l’intenzione di coinvolgere la Prefettura nel Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, in modo da coordinare meglio gli interventi tra forze dell’ordine e amministrazione locale. “Solo attraverso un approccio sistematico – ha spiegato – si potranno garantire risposte concrete ai cittadini, rafforzando la cooperazione istituzionale e la vicinanza ai territori.”

Il caso del Quarticciolo diventa così emblema di una Roma che fatica a conciliare legalità e inclusione sociale. Mentre le famiglie sgomberate cercano un nuovo alloggio, gli attivisti continuano la loro protesta chiedendo che l’emergenza casa non venga trattata come una questione di ordine pubblico, ma come una priorità sociale che riguarda il diritto fondamentale all’abitare.

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