Sonia Bruganelli, il coraggio di raccontarsi: dal dolore alla rinascita in “Solo quello che rimane”

Di Veronica Leali ·4 min di lettura

Sonia Bruganelli si prepara a un nuovo capitolo della sua vita, questa volta non davanti alle telecamere ma tra le pagine di un libro. Dal 21 ottobre, l’ex opinionista del Grande Fratello Vip debutta come scrittrice con “Solo quello che rimane – Autobiografia di una lettrice”, un titolo che racchiude il percorso di introspezione e consapevolezza di una donna che ha imparato a guardarsi dentro, accettando anche le sue fragilità.

Amante dei libri e lettrice appassionata, Bruganelli racconta in queste pagine una parte intima e dolorosa della propria esistenza, mettendo a nudo emozioni, paure e ricordi che hanno segnato la sua vita privata e professionale. È un racconto che va oltre la superficie televisiva, e che si addentra nel territorio della ricerca personale, della sofferenza e della rinascita.

L’inizio di una storia e una ferita mai dimenticata

Il libro si apre con un momento drammatico: l’aborto avvenuto a 24 anni, quando la sua relazione con Paolo Bonolis era ancora agli inizi. Una decisione difficile, che secondo la stessa autrice avrebbe condizionato profondamente la loro storia e il modo in cui lei stessa ha vissuto la maternità. “Non ero pronta, ma avrei voluto che lui lo fosse. Scelsi di restare con lui e non di diventare madre da sola. Pensavo che, dopo l’intervento, tutto sarebbe finito lì, ma non fu così”.

Da quel dolore nacque un senso di colpa che, come racconta, si sarebbe trascinato negli anni. Ogni passo successivo, ogni scelta e persino i momenti di felicità familiare sono stati attraversati da quell’ombra. Quando nacque Silvia, la loro prima figlia, la felicità fu seguita da un altro colpo durissimo: la bambina, affetta da una cardiopatia congenita, subì un intervento immediato che le causò un’ipossia, con conseguenze permanenti sul sistema motorio.

Bruganelli non nasconde lo smarrimento di quei mesi. “Ero distrutta dal senso di colpa. Pensavo che fosse una punizione per aver rinunciato al mio primo bambino. Mi vergognavo di non essere una madre perfetta”. Solo con il tempo, e con la nascita di Davide e Adele, la donna ha trovato la forza di affrontare la realtà e accettarla, pur senza mai dimenticare.

Il successo, le apparenze e le cadute interiori

Nella sua autobiografia, Bruganelli affronta anche gli aspetti più scomodi della popolarità e della vita pubblica. Confessa di aver attraversato periodi di shopping compulsivo, utilizzando il lusso come forma di anestesia emotiva. “La mia cabina armadio era la mia cartella clinica”, scrive. “Ogni borsa, ogni paio di scarpe era un modo per dirmi che potevo avere tutto, anche se ciò che desideravo davvero — la salute di mia figlia — era impossibile da ottenere”.

L’immagine di donna forte e spesso definita “snob” o “fredda” era, in realtà, una corazza per nascondere fragilità profonde. “Mi sono costruita l’immagine della donna dura perché mi sembrava più efficace di quella di una madre che non riusciva a gestire la vita quotidiana. Ma sotto quella maschera c’era una persona che soffriva”.

A tutto questo si sono aggiunti disturbi alimentari e attacchi di panico, un percorso difficile che l’ha portata a chiedere aiuto a uno psichiatra. “A salvarmi è stato mio figlio Davide. Quando mi chiese ‘Mamma, ma tu muori?’, capii che dovevo reagire. Avevo dei figli e non potevo più permettermi di lasciarmi andare”.

Dalla separazione alla nuova serenità

Dopo 25 anni di matrimonio, la separazione da Paolo Bonolis ha segnato un nuovo inizio. Sonia racconta questa fase senza rancore, ma con la consapevolezza che la loro unione, seppur finita, resterà sempre parte della sua identità. “Abbiamo condiviso tutto: successi, cadute, dolore, figli. Ma a un certo punto era giusto lasciarsi andare”.

Oggi nella sua vita c’è Angelo Madonia, il ballerino e coreografo che le ha restituito il sorriso. “È un uomo vero, maturo. Anche se più giovane di me, ha vissuto molto. Sa che i miei figli vengono prima di tutto”.

Un viaggio verso la libertà

“Solo quello che rimane” è molto più di un’autobiografia: è il racconto di una rinascita femminile, la testimonianza di come anche dietro le immagini perfette si nascondano crepe e fragilità. Sonia Bruganelli, con onestà e lucidità, restituisce il ritratto di una donna che ha imparato a non temere la verità, accettando che le cicatrici fanno parte di ciò che si è.

Oggi, tra le pagine dei suoi libri e l’amore dei suoi figli, trova la serenità che per anni ha inseguito. “Il vuoto non c’è più — scrive —. Lo riempiono loro, e la mia unica ossessione è renderli felici”.

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