Strage nella notte a Dnipro e Odessa: sei morti, tra cui due bambini. Il Mar Nero in fiamme, mentre la guerra si allarga
L’ennesima notte di terrore in Ucraina si è trasformata in una tragedia. Le forze russe hanno colpito le regioni di Dnipropetrovsk e Odessa con una nuova ondata di missili e droni, provocando la morte di sei persone, tra cui due bambini. I raid, condotti nelle prime ore del mattino, hanno distrutto abitazioni e infrastrutture energetiche, lasciando decine di migliaia di persone senza elettricità. Le sirene d’allarme hanno suonato per ore, mentre le squadre di soccorso scavavano tra le macerie in cerca di sopravvissuti.
Secondo quanto riportato dall’Ufficio del procuratore generale ucraino, gli attacchi hanno colpito principalmente aree residenziali. Alcuni edifici sono stati completamente rasi al suolo. I vigili del fuoco hanno lavorato per ore per domare le fiamme, mentre le autorità locali parlano di una delle notti più difficili delle ultime settimane.
Parallelamente, la Russia ha denunciato un attacco di droni ucraini contro il porto di Tuapse, sul Mar Nero, nella regione di Krasnodar. Una petroliera è andata in fiamme dopo essere stata colpita da un ordigno lanciato a distanza. Le immagini diffuse sui canali russi mostrano un’enorme colonna di fumo nero levarsi dal terminal petrolifero, uno dei più importanti del Paese. Mosca ha accusato Kiev di voler colpire le infrastrutture energetiche per indebolire l’economia russa e colpire le catene di rifornimento.
Kiev, dal canto suo, ha rivendicato l’azione. Lo Stato Maggiore ucraino ha dichiarato che l’attacco mirava a “colpire infrastrutture di raffinazione e carico del petrolio” appartenenti alla raffineria RN-Tuapse, situata nella baia di Tuapse. Secondo i dati preliminari, l’operazione ha provocato danni significativi al terminal di carico del porto commerciale, uno snodo chiave per l’export di greggio russo nel Mar Nero.
Mentre le esplosioni scuotono i due lati del fronte, i combattimenti si intensificano a Pokrovsk, nel cuore del Donbass. Le truppe russe stanno tentando un’offensiva per prendere il controllo definitivo della città, ma le forze speciali del GUR, l’intelligence militare di Kiev, hanno lanciato una controffensiva per rompere l’assedio. Il ministero della Difesa russo sostiene di aver “impedito uno sfondamento” ucraino e di avere il pieno controllo della situazione, ma le fonti di Kiev smentiscono categoricamente: “I nostri uomini resistono, Pokrovsk non cadrà”.
Negli ultimi sette giorni, secondo il presidente Volodymyr Zelensky, la Russia avrebbe utilizzato quasi 1.500 droni d’attacco, 1.170 bombe aeree guidate e oltre 70 missili di vario tipo contro obiettivi civili e militari. “Mosca mira a infliggere danni principalmente alla popolazione – ha denunciato Zelensky – colpendo abitazioni, infrastrutture energetiche e ospedali.”
Intanto cresce la tensione anche sul piano internazionale. Dopo i test missilistici russi delle scorse settimane, il Cremlino ha varato il nuovo sottomarino “Khabarovsk”, progettato per trasportare i droni subacquei nucleari “Poseidon”, capaci di generare tsunami radioattivi. Una mossa che molti analisti interpretano come un chiaro messaggio strategico all’Occidente.
Sul fronte diplomatico, si discute di un possibile incontro tra Vladimir Putin e il presidente statunitense Donald Trump, tornato alla Casa Bianca da poche settimane. Tuttavia, il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha precisato che “non vi è urgenza di un vertice” e che “prima è necessario un lavoro scrupoloso sui termini di un eventuale accordo di pace”.
Intanto, in Europa, si lavora a un piano in dodici punti proposto da Kiev e sostenuto dalle principali capitali del continente, con l’obiettivo di congelare il fronte e avviare un cessate il fuoco lungo le linee attuali. Il piano, reso noto da Bloomberg, punta a garantire all’Ucraina la posizione più forte possibile prima e dopo l’eventuale negoziato.
Ma sul terreno, la pace appare ancora lontana. Ogni notte, le città ucraine continuano a essere colpite, e i civili pagano il prezzo più alto. Le immagini di Dnipro e Odessa, illuminate dalle fiamme e dal bagliore dei razzi, raccontano una guerra che, dopo quasi quattro anni, non accenna a fermarsi. E il rischio, sempre più concreto, è che il conflitto si trasformi in una ferita permanente nel cuore dell’Europa.


