Stati del Golfo divisivi sulla strategia contro l’Iran

Di Cesare Borgia ·4 min di lettura
Punti chiave

Il segretario di Stato Marco Rubio ha concluso recentemente una visita in Bahrein, dove ha incontrato ministri degli esteri dei sei paesi membri della Cooperazione del Golfo (GCC). La situazione è incandescente: mentre gli Stati Uniti continuano a effettuare bombardamenti quotidiani contro l’Iran, i paesi arabi che subiscono le retate iraniane cercano di unire i propri sforzi per trovare una via verso la pace. Tuttavia, i contrasti interni rendono difficile un’azione coordinata.

Divergenze evidenti

Recentemente, ministri degli esteri dell’Emirato Arabo Uniti e della Saudi Arabia hanno posato insieme per fotografie simboliche di riconciliazione. Tuttavia, il GCC continua a emettere una serie di dichiarazioni comuni contro le aggressioni iraniane, mentre i rappresentanti dei paesi del Golfo si riuniscono alla Casa Bianca e al Congresso.

Interessi contrastanti

"I paesi stanno cercando di unirsi per visitare il Congresso e la State Department, ma non sono tutti sulla stessa pagina", ha dichiarato un funzionario iracheno che richiede l’anonimato. I diversi interessi dei vari paesi del GCC complicano le prospettive di una soluzione diplomatica.

Strategie divergenti

Secondo David Schenker, ex responsabile per gli affari mediorientali al Dipartimento di Stato durante il primo mandato di Trump, "le dispute preesistenti sono diventate più evidenti a causa della guerra con l’Iran". Queste divisioni si manifestano in modo evidente nelle scelte di politica estera dei diversi paesi.

Risposte divergenti

Il recente ritiro dell’Emirato Arabo Uniti dall’OPEC (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio) è stato interpretato come una reazione ai conflitti con l’Iran. Un diplomatico arabo esterno al GCC ha affermato che "l’UAE ha veramente irritato altri paesi, in particolare la Saudi Arabia".

Conseguenze dell’incontro

La divisione interna del GCC è un ostacolo significativo per il raggiungimento di una soluzione diplomatica alla guerra. Alcuni paesi vogliono affrontare l’Iran con maggiore determinazione, mentre altri prioritizzano la riapertura dello stretto di Hormuz.

Rischi e opportunità

Secondo Allison Minor, ex direttrice per il Yemen e Oman alla National Security Council durante il primo mandato di Trump, "i paesi del Golfo potrebbero lavorare con i Paesi europei per monitorare lo stretto di Hormuz". Queste azioni potrebbero aiutare a convincere la Cina ad esercitare pressione su Téhéran per riaprire il passaggio marittimo.

Risposte militari

L’ultima serie di bombardamenti statunitensi e israeliani ha aumentato l’urgenza per i paesi del Golfo di trovare una soluzione. Le retate iraniane hanno colpito Bahrain, Kuwait e Giordania, mentre le forze huthiste in Yemen hanno attaccato petroliere saudite nel Mar Rosso.

Coordinamento difensivo

Secondo John Miller, ex viceammiraglio della Marina statunitense comandante la Quinta Flotta a Manama, "i paesi del GCC potrebbero fare di più insieme per respingere gli attacchi e migliorare le loro posizioni in eventuali trattative di cessate il fuoco".

Relazioni con gli Stati Uniti

Olivia Wales, portavoce della Casa Bianca, ha dichiarato che "gli USA mantengono relazioni eccellenti con tutti i paesi del GCC e Trump ha forgiato partnership forti con ciascuno dei loro leader". Il Bahrain ha sottolineato la necessità di una difesa comune contro le minacce.

Divisioni storiche

I contrasti tra i paesi del GCC risalgono a prima della guerra attuale, quando già esistevano tensioni interne. Queste divisioni sono state aggravate dal conflitto con l’Iran e continuano ad ostacolare un’azione coordinata.

Priorità diverse

La vulnerabilità di ciascun paese determina le sue priorità. Ad esempio, la Saudi Arabia, il Qatar e Bahrain non possono bypassare lo stretto di Hormuz per esportare petrolio e gas.

Tensioni interne

L’UAE ha duplicato i propri legami difensivi con Israele mentre l’Oman cercava di mediare un accordo con Téhéran. Queste differenze hanno portato a conflitti interni tra i paesi del GCC.

Complessità diplomatiche

Il Memorandum di Intesa (MOU) firmato tra gli USA e l’Iran il 15 giugno ha semplificato la situazione inizialmente, ma ora le tensioni sono aumentate. Ogni paese è diffidente nei confronti degli altri per timore che stiano fornendo sostegno economico a Téhéran al proprio danno.

Perspective diverse nel Pentagono

Il Pentagono e la Casa Bianca hanno visioni contrastanti sulla strategia da adottare. Mentre la Casa Bianca valuta positivamente le relazioni con i paesi del Golfo, il Pentagono è più contrario a un coinvolgimento militare prolungato.

Conclusioni

La divisione interna del GCC rende difficile una risposta unitaria ai conflitti con l’Iran. Tuttavia, la necessità di difendersi e gestire le conseguenze della guerra potrebbe spingere i paesi a cercare un maggiore coordinamento nei futuri negoziati di pace.

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