Spagna, muore Antonio Tejero: l’ufficiale del golpe fallito del 1981 che mise in pericolo la democrazia
È giunta al termine la vita di Antonio Tejero Molina, il tenente colonnello della Guardia Civil che divenne il simbolo del fallito colpo di Stato in Spagna del 23 febbraio 1981. Secondo quanto riportano i principali media spagnoli, tra cui El Mundo, l’ex ufficiale, oggi ultranovantenne, è stato dichiarato «clinicamente morto». Con la sua irruzione armata nel Parlamento di Madrid, Tejero rimane una delle figure più controverse della storia spagnola del Novecento, protagonista di un gesto che fece tremare le fondamenta della giovane democrazia iberica.
Il golpe, passato alla storia come “23-F”, si consumò in un momento delicatissimo per la Spagna. Erano trascorsi pochi anni dalla fine della dittatura franchista e il Paese stava ancora consolidando il proprio sistema democratico. Quel giorno, il 23 febbraio 1981, la Camera dei deputati stava votando la fiducia al nuovo governo guidato da Leopoldo Calvo Sotelo, successore di Adolfo Suárez, quando Tejero fece irruzione nell’aula delle Cortes insieme a circa 150 militari armati.
Le immagini di quell’episodio fecero immediatamente il giro del mondo: l’ufficiale, in uniforme e con la pistola puntata, ordinava ai parlamentari di restare immobili, mentre i suoi uomini sparavano raffiche di mitra verso il soffitto dell’aula. I deputati furono tenuti in ostaggio per oltre 17 ore, in un clima di terrore e incertezza. La Spagna, ancora fragile nella sua rinascita democratica, rischiava di precipitare di nuovo in un regime autoritario.
Le ragioni alla base del golpe affondavano nella tensione che attraversava l’esercito spagnolo in quegli anni. Molti ufficiali non accettavano la modernizzazione politica avviata dopo la morte di Franco, in particolare la legalizzazione del Partito Comunista e l’autonomia concessa ad alcune regioni, come la Catalogna e i Paesi Baschi. A ciò si aggiungeva la paura di un’instabilità interna aggravata dagli attentati dell’organizzazione separatista ETA.
Nonostante la concitazione di quelle ore, il tentativo di Tejero si rivelò presto destinato al fallimento. Solo a Valencia, alcuni reparti militari scesero in strada con i carri armati, ma il resto delle forze armate rimase fedele alla monarchia. Fu proprio l’intervento di re Juan Carlos I a segnare il punto di svolta. Il sovrano, che in quel momento incarnava il fragile equilibrio tra passato e futuro della Spagna, decise di affrontare direttamente la crisi.
Poco dopo la mezzanotte, Juan Carlos apparve in televisione in uniforme da comandante in capo delle forze armate. In un messaggio solenne e deciso, condannò pubblicamente il colpo di Stato e ordinò ai militari ribelli di deporre le armi. Quell’intervento, trasmesso in diretta nazionale, divenne un simbolo della difesa della democrazia e segnò definitivamente la fine del tentativo di golpe.
Tejero resistette per tutta la notte, asserragliato nel Parlamento insieme ai suoi uomini. Solo intorno a mezzogiorno del 24 febbraio, dopo ore di trattative e con il fallimento ormai evidente, si arrese e liberò gli ostaggi. Pochi giorni dopo venne arrestato e, nel 1982, fu condannato a 30 anni di carcere per insubordinazione e ribellione militare. Scontò parte della pena prima di ottenere la libertà vigilata nel 1996.
Espulso dalla Guardia Civil, visse gli ultimi anni lontano dalla vita pubblica, circondato da un’aura di infamia e mistero. Per molti spagnoli il suo nome resta sinonimo di paura e di un passato che si credeva sepolto, ma che nel 1981 riaffiorò con violenza. Per altri, rappresenta un monito sulla fragilità della libertà e sul coraggio necessario per difenderla.
Il fallimento del golpe di Tejero segnò un punto di non ritorno nella storia contemporanea della Spagna. Da quel momento, la democrazia spagnola si consolidò definitivamente, e il re Juan Carlos divenne, per molti anni, l’emblema della transizione e della stabilità.
A distanza di oltre quarant’anni, la figura di Antonio Tejero continua a evocare un giorno di paura e di prova per un Paese che seppe rispondere con fermezza alla tentazione autoritaria. La sua morte chiude simbolicamente uno dei capitoli più drammatici ma anche più determinanti della rinascita democratica spagnola.


