Crollo dell’oro e dell’argento dopo i record storici: mercati in fermento e analisti divisi sulle cause

Di Alessandro Torrisi ·4 min di lettura

Dopo mesi di rialzi senza precedenti, il mercato dei metalli preziosi ha subito un brusco stop. Nella giornata del 21 ottobre 2025, il prezzo dell’oro ha registrato un crollo che non si vedeva da oltre un decennio, trascinando con sé anche l’argento e, in parte, il platino. La correzione improvvisa ha colto di sorpresa investitori e analisti, che solo ventiquattr’ore prima avevano assistito all’ennesimo record storico del metallo giallo.

Il crollo più netto dal 2013

Il valore dell’oro, che il 20 ottobre aveva raggiunto i 4.381 dollari l’oncia, il livello più alto di sempre, è sceso di oltre il 5,5%, attestandosi intorno ai 4.120 dollari. Un ribasso così marcato non si verificava dal giugno 2013, quando in una sola seduta il metallo prezioso perse più del 6%. Anche i futures di dicembre sul Comex hanno seguito la stessa tendenza, chiudendo con un calo del 5,3% e un prezzo poco sopra i 4.130 dollari.

A seguire, l’argento ha registrato una flessione ancora più severa: quasi l’8% in meno, con scambi intorno ai 48 dollari l’oncia. Il metallo bianco, dopo settimane di rally e rendimenti ai massimi dal 2020, ha subito una brusca inversione di tendenza. Anche il platino ha ceduto terreno, con una perdita del 7% e un valore di 1.536 dollari l’oncia.

Correzione o inizio di una nuova fase?

Nonostante il tonfo, gli esperti sottolineano che il 2025 resta un anno eccezionale per l’oro. Il suo valore è aumentato di oltre 1.000 dollari in dodici mesi, sostenuto dagli acquisti record delle banche centrali e dalle tensioni geopolitiche che hanno spinto molti investitori a rifugiarsi nel metallo giallo. Tuttavia, il recente rafforzamento del dollaro ha frenato la corsa, rendendo meno conveniente l’acquisto di oro per chi utilizza altre valute.

L’apparente distensione nei rapporti commerciali tra Washington e Pechino ha ulteriormente rafforzato la moneta statunitense, riducendo la pressione sugli asset rifugio. Per diversi analisti si tratta dunque di una correzione fisiologica, legata al bisogno dei mercati di riequilibrare i profitti dopo una lunga fase di crescita.

L’oro, da sempre considerato una forma di protezione contro l’inflazione e l’incertezza, resta comunque in un contesto favorevole, anche se la volatilità potrebbe restare elevata nelle prossime settimane.

Argento e platino, la stessa sorte

Il destino dell’argento non è molto diverso. Dopo aver raggiunto valori che non si vedevano da cinque anni, il metallo ha ceduto rapidamente terreno, risentendo del calo della domanda industriale e del parziale rimbalzo del dollaro. Anche il platino ha subito gli effetti del ribasso generalizzato dei metalli preziosi, con vendite diffuse e un sentiment di mercato orientato alla cautela.

Gli operatori del settore ricordano tuttavia che le prospettive di medio periodo restano solide, specie per l’argento, sempre più richiesto nei settori della tecnologia e delle energie rinnovabili.

Il rame resiste e guarda al futuro

Diversa la situazione del rame, che continua a mantenersi vicino ai massimi storici. Considerato uno dei metalli industriali più strategici, il rame beneficia dell’espansione dei progetti di infrastrutture digitali e di transizione energetica, nonché della crescente domanda proveniente da Stati Uniti, India, Arabia Saudita e Unione Europea.

Secondo un rapporto di Wood Mackenzie, la domanda globale di rame è destinata ad aumentare del 24% entro il 2035, spinta da quattro fattori chiave: l’espansione dei data center, il passaggio alle energie rinnovabili, l’industrializzazione dell’Asia meridionale e l’incremento della spesa per la difesa e le infrastrutture europee.

Il rame è inoltre al centro della rivoluzione dell’auto elettrica: ogni veicolo elettrico contiene fino a quattro volte più rame rispetto a un’auto tradizionale, e la crescita delle infrastrutture di ricarica alimenterà ulteriormente la domanda.

Mercati in cerca di equilibrio

Il calo dei metalli preziosi di ottobre 2025 non segna necessariamente l’inizio di una crisi, ma piuttosto un momento di riequilibrio dopo mesi di euforia. Il settore resta influenzato da fattori geopolitici, politiche monetarie e dinamiche valutarie globali.

Mentre oro e argento affrontano la più grande flessione degli ultimi dodici anni, il rame e altri metalli industriali indicano che il mercato, nel suo complesso, sta solo ridefinendo le sue priorità. La vera sfida per gli investitori sarà capire se questo scossone rappresenti un segnale passeggero o l’inizio di una nuova fase di stabilità dopo una lunga corsa ai record.

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