Il gruppo di hacker filorussi «Noname057(16)» ha lanciato sul dark web una campagna per ottenere, a pagamento, informazioni su chi in Occidente indaga contro di loro: indirizzi, telefoni, mail e familiari. Nella lista ci sono 18 «cittadini ostili alla Federazione russa». Tra loro figurano il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi e il direttore della polizia postale Ivano Gabrielli. Ci sono anche investigatori ed esperti di cybersicurezza italiani ed europei.
La campagna è partita attorno al 20 ottobre. Negli stessi giorni sono arrivate le prime mail che segnalavano ordigni esplosivi in decine di scuole italiane e su un volo Ryanair dalla Lettonia a Roma. Le mail riportavano nell’oggetto la frase «La morte è vicina» ed erano state inviate da un indirizzo falso del ministero dell’Istruzione saudita.
In cima all’elenco, prima di Tajani, Lo Voi e Gabrielli, c’è Paolo Tassan-Zanin, sindaco di Aviano. Il comune in provincia di Pordenone ospita la più importante base aerea americana nel Sud Europa, in un complesso italiano e Nato dove si trovano anche armi nucleari. Eletto nel 2022, l’anno scorso il sindaco si è occupato del blocco delle assunzioni e delle carte di credito dei dipendenti italiani della base.
Il blocco era stato disposto dal Doge, il Dipartimento per l’efficienza governativa degli Stati Uniti, allora guidato da Elon Musk. Non è chiaro se gli hacker vogliano informazioni su di lui o sull’installazione militare.
Il gruppo ha rivendicato gli attacchi alla grande distribuzione alimentare europea e oltre 350 incursioni in siti web istituzionali e privati italiani. Nel luglio 2025 Lo Voi e Gabrielli hanno preso parte alla maxi operazione «Eastwood» contro il collettivo, vicino al Cremlino. L’operazione ha portato alla disattivazione di oltre 100 server, a due arresti, a sette mandati di cattura europei e a 24 perquisizioni, cinque delle quali in Italia.
Circa un migliaio di sostenitori sono finiti sotto indagine. Tra i ricercati dai pubblici ministeri di Francoforte ci sono Olga Evstratova, Mihail Evgeyevich Burlakov, Andrey Stanislavovich Avrosimow, Maxim Lupin e Andrey Muravyov.
Nella lista compaiono anche esponenti tedeschi. Tra questi il direttore della Bundeskriminalamt Holger Münch e il pubblico ministero Benjamin Krause, capo dell’Ufficio centrale per il contrasto ai crimini informatici della Procura di Francoforte. Ci sono inoltre Peter Beiderwieden e Thomas Plank, ai vertici della polizia tedesca, e tre giornalisti.
Angelique Geray è stata minacciata di morte per essersi infiltrata in una rete di agenti russi. Michael Alexander Martens è ricercato da Mosca per istigazione all’odio, per aver chiesto al presidente ucraino Volodymyr Zelensky «cosa possiamo fare per aiutarvi a uccidere più soldati russi?». Sergej Maier è finito nell’elenco per i suoi reportage sotto copertura su Telegram.
Tra i francesi figurano Amaury-Jacques Garçon, che collabora con il ministero della Difesa sulla cybersicurezza, e Charles Meslay, Livia Tibirna ed Héloïse Hubert, esperti anti-hacker della Sekoia. Nell’elenco ci sono infine l’austriaco Michael Schmid, presidente di Eurojust, l’Agenzia europea per la cooperazione giudiziaria penale, ed Edvardas Šileris, direttore del Centro europeo per la lotta al crimine informatico.


