Sono ventuno i punti su cui la Procura di Pavia e i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano fondano le accuse contro Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella villetta di via Pascoli a Garlasco. Il quadro passa ora al gup di Pavia Luigi Riganti, che dovrà decidere sull’eventuale rinvio a giudizio. Intanto i legali di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per il delitto, si preparano a chiedere la revisione del processo.
Gli indizi vanno dalle «menzogne» sulle chiamate a casa Poggi nei giorni precedenti al delitto fino «agli scritti, alle ricerche online, ai post di Andrea Sempio che restituiscono i tratti di una persona ossessionata dal sesso violento, frustrata dalle esperienze giovanili, del tutto irrispettosa della dimensione personale femminile». Nell’elenco compaiono anche il Dna sulle unghie della vittima, l’impronta 33 ritenuta «bagnata», il falso alibi per la mattina del delitto e i sospetti di «combine» nella prima inchiesta del 2017.
Per gli inquirenti, tutti gli elementi «convergono in un unico innesco»: «Il rifiuto di un approccio sessuale, maturato nella visione dei video intimi dei due fidanzati». Da quel rifiuto, secondo l’accusa, nasce «una reazione esplosiva improvvisa» che porta a un’aggressione «cieca, sproporzionata, un annientamento furioso concentrato sul volto e sulla testa». Chiara Poggi avrebbe lottato con Sempio per «diversi minuti».
I pm sono convinti che le sole tracce «esterne» trovate nella villetta appartengano a Sempio. Le analisi sui reperti del 2007, esaminati anche dalla perita della polizia Scientifica Denise Albani durante l’incidente probatorio, hanno restituito molti nomi, ma tutti «compatibili» con i familiari di Chiara o con «l’inquinamento» della scena da parte degli inquirenti.
Solo il campione prelevato da un Estathé trovato nella spazzatura ha dato «un profilo genetico parziale severamente degradato» di Stasi, che era stato nella villetta fino alla sera precedente: troppo poco, per i pm, per considerarlo l’assassino.
Secondo l’accusa, invece, Sempio frequentava la casa con Marco Poggi e altri amici in modo «sporadico» e «non assiduo», e comunque decine di giorni prima del delitto. Per questo i pm e i genetisti Pierangela Grignani e Carlo Previderé ritengono «impossibile» un «contatto indiretto» tra la vittima e un oggetto toccato in precedenza dall’allora diciannovenne. Lo stesso vale per l’impronta sulle scale accanto al cadavere, considerata fresca e probabilmente intrisa di sangue e sudore, anche se al momento non c’è certezza scientifica.
Il gup Riganti, 64 anni, a Pavia dal 2010, lo scorso febbraio ha condannato a 12 anni l’ex assessore leghista di Voghera Massimo Adriatici per l’omicidio volontario di Younes El Boussettaoui. L’udienza non è ancora fissata e, per i carichi di lavoro e la complessità del caso, potrebbe slittare ai primi mesi dell’anno nuovo. Tra dieci giorni arriverà la richiesta di revisione per Stasi, presentata dai suoi legali e forse dalla Procura generale.


