La cantautrice Elisa ha raccontato di aver subito un abuso sessuale da bambina, a otto anni. Si tratta di un mediometraggio presentato in questi giorni e di un album in vendita dal 27 novembre, con lo stesso titolo.
«Da piccola ho subito un abuso sessuale», ha detto la cantante, spiegando di aver scelto di parlarne attraverso il film. Ha deciso di farlo perché pensa che raccontarlo «possa essere utile a tante persone che hanno vissuto quello che ho conosciuto io». E ha aggiunto: «Avevo otto anni. Non piccola abbastanza da poterlo dimenticare, ammesso sia mai possibile. […] Mi ha segnata per sempre».
Elisa ha raccontato di aver aspettato molti anni prima di confidarsi con la madre. «Sono dovuta arrivare a 48 anni per cercare l’aiuto di un terapeuta», ha detto. Da qualche tempo segue un percorso di terapia psicologica che, spiega, la sta aiutando molto a non colpevolizzarsi. «Io vorrei che nessuno aspettasse a parlarne. […] Una persona abusata non ha mai nessuna colpa».
Il progetto nasce anche dalla fine del matrimonio. «La rottura tra mio marito e me è avvenuta a settembre dell’anno scorso, dopo diciassette anni vissuti insieme», ha spiegato la cantante, che ha due figli e lavora con l’ex marito. Era, ha detto, «un legame fortissimo» che non aveva mai messo in conto di chiudere. Nel periodo più difficile ha pensato anche di ritirarsi: «Non riuscivo a scrivere cose nuove, perché non volevo toccare certe verità».
Nel film compaiono pagine dei diari che Elisa scrive dalla quinta elementare e che conserva in grandi bauli. Per lei Kintsugi è una forma di autoanalisi. Il titolo richiama una disciplina giapponese che consiste nel riparare gli oggetti senza nascondere le rotture, ma valorizzandole.
Nell’intervista la cantautrice parla anche del nonno. Era un partigiano e tornò da Buchenwald pesando la metà di quando era partito, senza mai parlare di quel periodo. Elisa racconta poi di aver sofferto per la mancanza di una figura paterna e di essere cresciuta con poca autostima. «Milioni di dischi venduti non automaticamente hanno a che fare con le tue relazioni umane o con il tuo stato interiore», ha osservato.
Il senso di colpa di chi ha subito violenza, ha spiegato, è proprio il motivo per cui ha deciso di parlare. «Voglio cercare di essere utile alle tante ragazze e donne, e ai tanti ragazzi, che hanno subito abusi», ha detto. Lo fa anche sostenendo il movimento di donne «Una, nessuna centomila», che ha contribuito a fondare.


