In Polonia lo scontro tra il governo europeista del premier Donald Tusk e il blocco di estrema destra che sostiene il presidente Karol Nawrocki ha raggiunto un livello mai visto. Al centro c’è la Corte costituzionale di Varsavia. Sabato, poco dopo la mezzanotte, la polizia in tenuta antisommossa ha circondato l’edificio, assediato dai manifestanti.
Dentro sono asserragliati i giudici scelti dalla maggioranza di governo ma non riconosciuti dal capo dello Stato. Fuori sono rimasti il presidente della Corte e il suo vice, legati al precedente esecutivo. La crisi è esplosa venerdì, quando ai due è stato negato l’accesso al tribunale. Sono stati sospesi per un mese perché non riconoscono i giudici eletti dalla maggioranza filo Ue. Tra questi c’è Anna Korwin-Piotrowska, che ha firmato la misura e ha assunto la guida ad interim della Corte.
Il ministro della Giustizia ha chiesto la revoca dell’immunità dei due giudici sospesi, accusati di aver ostacolato i nuovi colleghi. Alcuni manifestanti hanno tentato di sfondare il cordone e ci sono stati scontri, ma la polizia assicura di aver agito «solo all’esterno» dell’edificio.
Centinaia di persone hanno scandito «Karol! Karol!» all’arrivo di Nawrocki, rientrato d’urgenza da un viaggio in Senegal. Il presidente è entrato nel Tribunale e vi è rimasto fino a poco prima dell’alba. Un giudice ha diffuso un video in cui Nawrocki, ex pugile, si fa largo a spintoni e urta la giudice Korwin-Piotrowska. Il suo staff sostiene invece che si sia cercato di impedirgli di entrare.
Davanti alla Corte sono saliti sul palco, fianco a fianco, Bosak e Mentzen, leader di Konfederacja, storici rivali per l’egemonia a destra di Diritto e Giustizia (PiS), il partito nazionalista all’opposizione. Si è presentato anche il cofondatore del PiS Jarosław Kaczynski, che ha parlato di attentato. Lo slogan era «Rovesciate Tusk!». Conservatori e destra radicale denunciano compatti un «colpo di mano» del governo e sono stati tra i primi a partecipare alle consultazioni avviate da Nawrocki.
Tusk ha risposto su X: «Ripristinare lo Stato di diritto è nostro dovere. Non c’è altra strada». Lech Wałęsa gli ha fatto eco: «Non abbiamo scelta». In serata, nel discorso alla nazione, il premier ha detto: «Cedere all’illegalità e alla violenza non può essere la via per la pace. Uno Stato democratico deve essere capace di far rispettare la giustizia».
Il nodo risale al 2015, quando il PiS riempì la Corte di giudici politicamente schierati; le sue riforme della magistratura indussero la Ue a congelare miliardi di euro di fondi. Tornato al potere nel 2023, Tusk ha promesso di rimediare, ma Nawrocki ha rifiutato il giuramento ad almeno cinque giudici regolarmente eletti.
Il presidente della Corte ora sospeso, ex viceministro del PiS, non li ha mai fatti lavorare. Non sono bastati il parere della Commissione di Venezia né la sentenza del 18 dicembre 2025 con cui la Corte di giustizia Ue ha accertato violazioni sulla composizione e sull’indipendenza del Tribunale.
L’ex premier Mateusz Morawiecki, leader di «Sviluppo Plus», nato quest’estate da una scissione del PiS, ha annunciato una mozione di sfiducia e propone un governo tecnico fino alle elezioni. Secondo il politologo Piotr Kaczynski, «la mozione di Morawiecki potrebbe fallire, ma mette alla prova la cooperazione all’interno delle destre. Il governo potrebbe vincere questa battaglia; la questione è piuttosto se il voto del 2027 porterà l’estrema destra al potere».


