Le visite al suo sito si sono dimezzate e l’utile netto della sua società è sceso del 72 per cento in un anno. A raccontarlo, in un’intervista al Corriere Milano, è Salvatore Aranzulla, 36 anni, siciliano trapiantato a Milano e divulgatore informatico più letto d’Italia. Secondo lui, la causa è l’intelligenza artificiale, che usa i contenuti prodotti dagli esseri umani senza portare visitatori ai siti. «I miei clic sono dimezzati», sintetizza.
I numeri sono netti. «Nel 2024 la pagina aranzulla.it arrivava a un milione di visitatori al giorno. Oggi sono 500 mila», spiega. Il fatturato della Aranzulla srl è cresciuto, dai 7,9 milioni di euro del 2024 a circa 8,39 milioni nel 2025. L’utile netto, però, è passato da 2,33 milioni a 641.430 euro. «I margini vengono erosi anche perché abbiamo dovuto cambiare strategie, ad esempio acquistando traffico», cioè comprando un posizionamento più alto presso i motori di ricerca, sia per chi cerca online sia per l’intelligenza artificiale che produce riassunti.
Nel 2022, con un reddito dichiarato di 3,8 milioni di euro, aveva detto: «Ho più clic di Amazon, potrei non lavorare più». Oggi potrebbe ancora vivere di rendita, «ma il margine di guadagno è molto inferiore». E aggiunge: «Si lavora molto di più per ottenere molto meno».
Aranzulla non demonizza la tecnologia. La sua società non ha dipendenti ma una quarantina di collaboratori, e anche loro la usano. «L’Ai è fenomenale, riduce i tempi. Però se i chatbot usano i contenuti prodotti dagli esseri umani per dare risposte senza portare visite ai siti per cui lavorano quegli umani (anche se ci sono le fonti, pochi alla fine cliccano) il pericolo è che nessuno sostenga più i costi per produrre informazioni di qualità».
Una soluzione, ammette, non ce l’ha. «Finché il mio margine è positivo io stesso posso continuare a permettermi la squadra, tuttavia se la sostenibilità verrà meno il sistema si incepperà. Limitare la qualità significa esporsi a rischi, anche per i giganti tecnologici». Secondo lui va trovata una mediazione, ma «non è dato di sapere quando e se ciò avverrà».
Nell’intervista Aranzulla, originario di Mirabella Imbaccari ed ex studente della Bocconi, rivela anche di aver scoperto quest’anno di essere celiaco, dopo mesi di dolori allo stomaco. Parla poi di Milano, dove vive a CityLife: «Pure io, che sto economicamente bene, non ricomprerei oggi la casa a City Life in cui vivo da prima del Covid: il prezzo sarebbe immorale». Diventato padre nel 2023, racconta che alla figlia non fa usare tablet, smartphone né televisione: «La tecnologia fa bene, ma non sempre».


