Mazzano, perquisita dalla Digos la casa della famiglia di Youssef Siher

Di Vincenzo Ottoboni ·3 min di lettura
Punti chiave

La Digos si è presentata all’alba a Mazzano, nella periferia est di Brescia, e ha perquisito l’abitazione dove vivono la madre e il fratello minore di Youssef Siher. Gli investigatori lo ritengono la mente del Movimento 17 ottobre e l’ideatore e amministratore della pagina Instagram e del gruppo Telegram che portano quel nome.

La casa si trova in una palazzina di due piani, abitata da due famiglie, in un controviale accanto alla statale e a pochi metri da una scuola. Sono stati sequestrati computer, dispositivi elettronici e telefoni cellulari, cioè qualsiasi supporto informatico e telematico utile alle indagini.

Secondo quanto emerso, a Mazzano sarebbe già stato trovato materiale informatico di un certo interesse: mappe e indicazioni sulle piazze che il movimento avrebbe individuato per le mobilitazioni. Ora gli investigatori puntano a ricostruire i contatti, le comunicazioni in chat e il modo in cui la rete si organizzava.

Nel vicinato la famiglia sembra non conoscerla nessuno. Il titolare di un negozio di alimentari che si trova al civico accanto racconta: «Il padre è morto due anni fa. Ma non sono miei clienti. E non c’è confidenza, anche se abitano qui. La mamma è una persona molto chiusa, taciturna, saluta a malapena. Youssef? Non lo vedo da tantissimo tempo».

Lo stesso negoziante precisa però: «Ma so per certo che sia gente per bene, mai dato problemi». E aggiunge di essere stupito: «Non avrei mai immaginato, so che è un ragazzo che ha studiato tanto, si è impegnato molto insomma, ma sta molto a Milano». Anche i vicini del piano di sopra descrivono la signora come «riservatissima».

Siher è nato all’ospedale di Gavardo e si è diplomato al liceo scientifico Enrico Fermi di Salò. Si è poi trasferito a Milano, dove vive da tempo, pur tornando ogni tanto a Mazzano. All’università Statale è stato componente del Senato accademico e presidente degli studenti universitari musulmani.

Ha conseguito la laurea triennale in Scienze umanistiche della comunicazione e la magistrale in Scienze politiche e di governo, approfondendo il linguaggio politico, la storia del Nord Africa e del Medio Oriente, la geopolitica e i movimenti islamici. Nel suo curriculum figurano un tirocinio di ricerca all’Osservatorio sul Medio Oriente e Nord Africa dell’Ispi, un periodo come fattorino per Glovo e collaborazioni da giornalista indipendente con Il Fatto Quotidiano.

Anche la moglie, nata a Como e residente a Milano, italiana di seconda generazione come lui, risulta indagata a piede libero per gli stessi reati del marito: istigazione a delinquere con l’aggravante della finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, prevista dall’articolo 420 bis del nuovo decreto legge. Sarebbe un elemento di punta dell’organizzazione palestinese di Milano.

Il questore di Brescia, Paolo Sartori, interpellato sulla vicenda, ha preferito per ora non rilasciare dichiarazioni su un’inchiesta definita delicata e ancora in corso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *