Torna l’ora solare, un’ora di sonno in più. E si riapre il dibattito sull’ora legale

Di Alessandro Torrisi ·3 min di lettura
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Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre in Italia è tornata l’ora solare. Alle 3 del mattino le lancette sono state riportate alle 2 e gli italiani hanno dormito un’ora in più. Da domenica, però, il buio arriva prima. Il ritorno all’ora legale è fissato per domenica 28 marzo 2027.

Smartphone, tablet e computer si aggiornano da soli, se la regolazione automatica di data e ora è attiva. Orologi analogici, sveglie tradizionali e alcuni elettrodomestici vanno invece sistemati a mano. Secondo i Cdc statunitensi, l’orologio biologico può impiegare fino a una settimana per adattarsi. Il passaggio d’autunno è di solito meno faticoso di quello di primavera.

Il cambio d’ora nasce per risparmiare energia. Per il 2026 Terna stima circa 302 milioni di kilowattora in meno nei sette mesi di ora legale, pari a 80 milioni di euro, a 142 mila tonnellate di CO₂ evitate e al fabbisogno annuo di circa 115 mila famiglie.

Tra il 2004 e il 2025 il risparmio cumulato supera i 12 miliardi di kilowattora, circa 2,3 miliardi di euro. Si tratta però di una stima e non di un dato consuntivo. Il vantaggio si è ridotto con la diffusione di lampadine a basso consumo, mentre a settembre i consumi elettrici sono cresciuti del 6,5% su base annua.

In Europa la questione è ferma. Nel 2018 la Commissione europea ha consultato i cittadini: hanno risposto in 4,6 milioni e l’84% si è detto favorevole ad abolire il cambio. Il Parlamento europeo ha approvato una proposta nel 2019, ma nel Consiglio dell’Unione i governi non hanno trovato un accordo. A febbraio la Commissione ha avviato un nuovo studio, atteso entro fine anno.

In Italia, il 15 ottobre è stata presentata alla Camera una risoluzione che chiede al governo di sostenere in Europa l’ora legale permanente e un’eventuale sperimentazione continentale. Il testo nasce da un’indagine della commissione Attività produttive, il cui documento finale è stato approvato all’unanimità il 1° ottobre. Alla sua origine c’è anche una petizione di Sima e Consumerismo No Profit, che ha raccolto quasi 360 mila firme. La direttiva in vigore impone comunque il cambio stagionale e non concede deroghe nemmeno per una sperimentazione nazionale.

Secondo le stime citate, mantenere l’ora legale anche d’inverno farebbe risparmiare altri 160 milioni di kilowattora. Con l’ora legale, al solstizio d’inverno il sole sorgerebbe alle 9.04 a Torino e alle 8.34 a Roma.

Nel mondo, secondo Timeanddate, nel 2026 il cambio stagionale si applica in 70 Paesi e territori, mentre in 178 non è previsto. Negli Stati Uniti, a luglio, la Camera dei rappresentanti ha approvato il Sunshine Protection Act, che renderebbe permanente l’ora legale, ma il testo attende ancora il voto del Senato. Gli americani sposteranno le lancette il 1° novembre: per una settimana tra Roma e New York ci saranno cinque ore di differenza anziché sei.

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