Dieci anni fa, il Regno Unito si trovava sul punto di decidere se uscire dall’Unione Europea. Il podcast ‘Westminster Insider’ di POLITICO ha intervistato coloro che hanno vissuto la campagna del referendum da vicino per un episodio speciale. Le testimonianze rivelano come molte delle dinamiche politiche attuali fossero già presenti in embrione nel 2016.
Il cambiamento di paradigma nelle campagne elettorali
Matthew Elliott, ex responsabile di Vote Leave, sostiene che la campagna del referendum ha segnato una svolta nei metodi di campagna politica. Prima del referendum, le campagne tradizionali investivano molto denaro in manifesti pubblicitari e inserzioni sui giornali; invece, Vote Leave ha optato per un’ultima fase intensiva di campagna digitale. Queste tecniche che allora sembravano rivoluzionarie sono oggi parte integrante della strategia politica moderna.
La visita di Obama e la fine di un’era
Kate Fall, ex vicecapo dello staff del premier David Cameron durante il referendum, ricorda vividamente l’intervento di Barack Obama che avvertiva il Regno Unito di trovarsi alla "fine della fila" per i trattati commerciali con gli Stati Uniti se avesse votato a favore dell’uscita dall’UE. Allora, tale intervento era inteso come dimostrazione del consenso internazionale contro il Brexit; oggi sembra piuttosto un segno di una politica mondiale in declino.
Le domande rimaste senza risposta
Fall sostiene che il referendum riguardava molto più dell’UE. Molti britannici si chiedevano se i loro leader li stessero ascoltando, se comprendevano le loro preoccupazioni e se beneficiassero del globalismo. Queste domande restano senza risposta ancora oggi, anche dieci anni dopo.
La trasformazione dei partiti politici
Gisela Stuart, ex deputata laburista che si schierò per il Leave, vede il referendum come l’apice di un disagio crescente. La sua collaborazione con Boris Johnson nel 2016 è stata una previsione del rinnovamento politico che avrebbe cambiato il panorama britannico. Alla fine, la campagna si è dimostrata un anticipo della futura alleanza tra conservatori e laburisti su Brexit.
La polarizzazione culturale
Rachel Johnson, sorella di Boris Johnson e sostenitrice del Remain, ricorda il momento in cui ha salpato con Bob Geldof per protestare contro la flottiglia dei pescatori pro-Brexit di Nigel Farage. L’immagine di intellettuali e figure metropolitane che gridavano ai pescatori da un lussuoso yacht è diventata simbolo del conflitto culturale tra élite e popolo.
Una divisione profonda nella società britannica
L’intervento di Johnson ha evidenziato come la campagna del Remain fosse vista come una negazione delle preoccupazioni dei cittadini comuni. La protesta di Geldof e Johnson contro Farage ha simboleggiato una frattura culturale che è ancora profonda nella società britannica.
L’eredità a lungo termine del Brexit
Il referendum non era solo una questione europea, ma l’inizio di un cambiamento strutturale nel sistema politico britannico. I dibattiti sollevati nel 2016 sono rimasti irrisolti, e molte delle questioni in gioco allora continuano a dominare la scena politica oggi.
Una transizione ancora in corso
Dieci anni dopo, il referendum del Brexit sembra più che mai parte di una transizione continua nella politica britannica. Le dinamiche e le divisioni create nel 2016 hanno lasciato un segno profondo sul paesaggio politico attuale.


