Manovra 2026, il governo corre contro il tempo: Ciriani ammette ‘Tempi strettissimi, ma nessun regalo ai ricchi’

Di Alessandro Torrisi ·4 min di lettura

La legge di bilancio 2026 entra nella fase più delicata, tra tensioni politiche, margini economici ridotti e un calendario parlamentare che lascia ben poco spazio alle modifiche. A fare il punto sulla situazione è il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, che ha chiarito le intenzioni dell’esecutivo: dare priorità ai redditi medi e garantire una manovra sostenibile, pur dovendo fare i conti con risorse limitate e tempi serrati.

Il governo, ha spiegato Ciriani, intende mantenere un equilibrio tra le promesse fatte ai cittadini e le richieste di Bruxelles, in un contesto economico internazionale ancora incerto. «Vorremmo concedere più spazio alle Camere per una terza lettura del testo, ma i tempi sono davvero stretti», ha dichiarato il ministro, confermando che l’obiettivo è portare a casa una manovra “pulita” entro le scadenze costituzionali.

Le priorità della legge di bilancio

La manovra 2026 ruota attorno a un pacchetto di interventi pensato per sostenere famiglie e lavoratori. Tra i punti chiave figurano l’aumento delle pensioni minime, il taglio dell’Irpef per i redditi medi, nuovi incentivi per le mamme lavoratrici e una revisione dei parametri Isee. Tuttavia, le polemiche non mancano: Istat e Bankitalia hanno segnalato che la riduzione dell’Irpef rischia di avvantaggiare in misura maggiore i redditi più alti, un’accusa che il governo respinge con decisione.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha voluto chiarire la linea dell’esecutivo: «Difendiamo la classe media, quella che tiene in piedi il Paese». Secondo Palazzo Chigi, la manovra è costruita per favorire chi lavora e produce, evitando sprechi e misure di puro consenso politico.

Affitti brevi e casa: possibile retromarcia

Uno dei fronti più caldi riguarda la riforma degli affitti brevi, un tema che divide la maggioranza e mette in allarme il settore turistico. Dopo settimane di dibattito, il governo sembra orientato verso una retromarcia parziale, cercando un compromesso tra la tutela del mercato immobiliare e la necessità di regole più rigide per contrastare l’evasione fiscale. L’obiettivo è evitare uno scontro con le categorie professionali, senza però rinunciare al controllo del fenomeno che, in alcune città, sta facendo lievitare i prezzi degli affitti residenziali.

Un equilibrio politico delicato

Dietro le scelte economiche si nasconde anche una partita politica complessa. Con la manovra alle porte, l’esecutivo deve gestire i rapporti con un Parlamento in cui la maggioranza appare compatta solo in apparenza. Ciriani, che conosce bene le dinamiche di Montecitorio e Palazzo Madama, punta sulla disciplina e sulla velocità d’azione: «Ogni ora persa rischia di compromettere la tenuta dei conti».

L’opposizione, intanto, accusa il governo di aver costruito una legge di bilancio “sbilanciata” e priva di una visione di lungo periodo. I partiti di minoranza lamentano l’assenza di fondi strutturali per la scuola, la sanità e le politiche giovanili, mentre le forze di maggioranza difendono il testo come “un passo di responsabilità in un momento di crisi globale”.

Una corsa contro il tempo

Le prossime settimane saranno decisive. L’obiettivo è approvare la manovra entro Natale, evitando il rischio di esercizio provvisorio. Ma il calendario è fitto e il margine per eventuali correzioni quasi inesistente. Ogni modifica, infatti, rischia di far slittare i tempi di approvazione e creare tensioni con l’Unione Europea, che osserva con attenzione le scelte italiane in materia di spesa pubblica.

Nonostante le difficoltà, il governo vuole dare un segnale di stabilità ai mercati. Gli indici economici, almeno per ora, sembrano incoraggianti: il FTSE MIB registra un rialzo e lo spread resta sotto controllo. Tuttavia, la sfida più grande resta quella di convincere i cittadini che la manovra non è pensata per “i milionari”, come accusano i detrattori, ma per chi ogni giorno sostiene il peso delle tasse, del lavoro e del caro vita.

La manovra 2026 si gioca, dunque, su un equilibrio fragile tra politica e numeri. E mentre il tempo scorre, una cosa appare certa: la partita non è solo economica, ma anche – e soprattutto – di credibilità.

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