"The Line" si accorcia: l’Arabia Saudita ridimensiona il sogno futuristico da 170 km nel deserto
Negli ultimi anni, l’Arabia Saudita ha catalizzato l’attenzione del mondo con il progetto The Line, una città lineare lunga 170 chilometri concepita per ridefinire completamente il concetto di urbanizzazione. Ma il sogno futuristico immaginato dal principe ereditario Mohammed bin Salman si trova oggi a un punto di svolta: i costi fuori controllo e la diminuzione delle entrate petrolifere hanno costretto il Regno a rivedere drasticamente le proprie ambizioni.
Il progetto, parte integrante della visione strategica Vision 2030, mirava a trasformare l’economia saudita da una dipendenza pressoché totale dal petrolio a un sistema diversificato, innovativo e sostenibile. Per decenni, infatti, circa la metà del prodotto interno lordo del Paese è derivato dal greggio. Tuttavia, le nuove dinamiche del mercato globale dell’energia e la crescente attenzione internazionale verso le fonti rinnovabili hanno reso evidente la necessità di un cambio di rotta.
Lanciata nel 2016, The Line è stata presentata come la città del futuro: un ambiente a zero emissioni, completamente privo di automobili e alimentato da energia rinnovabile. L’idea era di concentrare 9 milioni di abitanti lungo un asse urbano delimitato da due enormi strutture parallele alte 500 metri, con un’infrastruttura interna ipertecnologica basata su intelligenza artificiale, mobilità verticale e spazi verdi integrati. Una visione che prometteva di unire sostenibilità, comfort e innovazione in un equilibrio perfetto tra uomo e ambiente.
Ma la realtà si è rivelata più complessa. Secondo fonti interne al progetto, l’aumento vertiginoso dei costi di costruzione, unito al rallentamento degli investimenti petroliferi e al deficit di bilancio in crescita, ha costretto il governo saudita a ridimensionare l’iniziativa. Dei 170 chilometri previsti inizialmente, ne saranno realizzati solo pochi, sufficienti ad accogliere circa 300.000 persone invece dei 9 milioni immaginati.
Un funzionario saudita ha commentato con tono pragmatico la situazione: “Andavamo a 160 chilometri all’ora, ora stiamo rallentando. Dobbiamo riorganizzare le nostre priorità”. Una dichiarazione che riflette la nuova strategia del Regno, più cauta e concentrata sull’equilibrio finanziario.
Nonostante il ridimensionamento di The Line, l’ambizioso programma Vision 2030 non si ferma. Accanto alla città lineare, proseguono altri progetti di portata internazionale, come Oxagon, un’area industriale galleggiante destinata a diventare un hub per la produzione sostenibile, e Trojena, un complesso turistico alpino che promette piste da sci nel cuore della penisola arabica. Entrambi rappresentano il tentativo del Paese di diversificare le proprie entrate e creare nuove opportunità di lavoro per le giovani generazioni saudite.
Sul fronte turistico, spicca anche l’isola di Sindalah, pensata come un esclusivo resort di lusso nel Mar Rosso, destinato a ospitare yacht, hotel a cinque stelle e una clientela internazionale. Tuttavia, nonostante l’inaugurazione ufficiale, l’apertura effettiva non è ancora avvenuta, segno che la complessità dei progetti supera spesso i tempi previsti.
Parallelamente, l’Arabia Saudita sta dirottando parte delle risorse verso settori emergenti come l’intelligenza artificiale, i data center, l’intrattenimento e lo sport. Non è un caso che il Regno punti con forza a ospitare i Mondiali di calcio del 2034, considerati un trampolino ideale per mostrare al mondo il nuovo volto di una nazione proiettata verso il futuro.
La riduzione di The Line rappresenta quindi non tanto un fallimento, quanto un aggiustamento di rotta. Il Regno resta determinato a reinventarsi, consapevole che il petrolio, per quanto ancora fonte di ricchezza, non potrà garantire prosperità eterna. L’obiettivo resta chiaro: costruire un’economia più solida, innovativa e sostenibile, capace di assicurare al Paese un ruolo di primo piano anche nell’era post-petrolifera.
La “linea” si accorcia, ma il percorso dell’Arabia Saudita verso il futuro continua — forse meno spettacolare, ma più realistico e coerente con le sfide economiche globali che il mondo intero si prepara ad affrontare.


