Guerini (PD) rompe il silenzio e va controcorrente nel centro-sinistra: ‘Ambiguità pericolose, il governo chiarisca su Ucraina e difesa europea’
Le dichiarazioni di Lorenzo Guerini stanno riaccendendo il dibattito politico su sicurezza, politica estera e sostegno all’Ucraina. In un momento in cui i fronti internazionali sono in rapido mutamento e la guerra in Europa orientale continua a incidere sulle strategie di difesa del continente, l’ex ministro della Difesa ha scelto parole nette, accusando il governo di mancanza di coerenza e chiedendo un cambio di passo immediato.
Il richiamo al discorso di Mattarella
Guerini ha collegato il proprio intervento al recente discorso del presidente Sergio Mattarella al Bundestag, definendolo un punto di riferimento per comprendere la posta in gioco in questa fase storica. Secondo il parlamentare democratico, il capo dello Stato ha sintetizzato con lucidità la minaccia rappresentata dal ritorno della politica di potenza, dell’uso della forza senza regole e delle aggressioni militari che stanno rimodellando gli equilibri globali.
Il riferimento al presidente russo Vladimir Putin è stato diretto: Guerini lo ha definito uno dei “Dottor Stranamore” citati da Mattarella, evidenziando la gravità della guerra contro l’Ucraina, descritta come un’aggressione deliberata ai danni della popolazione civile e del diritto internazionale.
Le accuse al governo: “Ambiguità che minano la credibilità dell’Italia”
Il punto più critico delle dichiarazioni riguarda la linea dell’esecutivo italiano. Guerini ha denunciato “divisioni nella maggioranza” e una gestione poco chiara del dossier ucraino, con particolare riferimento alle posizioni espresse da Matteo Salvini, giudicate sfumate in modo pericoloso.
Per l’ex ministro, questo atteggiamento rischia di compromettere l’immagine di affidabilità dell’Italia, soprattutto in un contesto in cui molti Paesi europei stanno rafforzando il proprio sostegno a Kiev. Ha ricordato che a dicembre scadrà il decreto che definisce il quadro politico e giuridico per l’invio degli aiuti, e ha chiesto al governo di tornare in Parlamento in modo tempestivo, evitando ulteriori tentennamenti.
Il ruolo del Pd e la conferma del sostegno all’Ucraina
Guerini ha rimarcato la continuità della linea del Partito Democratico in materia di aiuti militari a Kiev. Ha ricordato che il suo partito ha sempre votato a favore dei provvedimenti di sostegno e che cinque dei decreti attivati per fornire armamenti all’Ucraina portano proprio la sua firma. L’impegno, ha precisato, rimarrà invariato fino a quando non si raggiungerà una pace che non equivalga alla resa di Kiev.
Il nodo del programma americano PURL
Tra i temi più tecnici affrontati da Guerini compare il programma statunitense PURL, un meccanismo che permette agli Stati partner di finanziare l’acquisto di armi destinate alla difesa ucraina. Secondo il deputato, sarebbe fondamentale capire quale sia la posizione reale del governo, finora giudicata “poco chiara”. Sebbene il sistema presenti criticità nella sua ideazione, viene considerato uno strumento utile per velocizzare gli aiuti militari.
L’Europa e il tema del riarmo: “Un passaggio inevitabile”
Guerini ha poi posto l’accento sulla necessità di un rafforzamento della capacità militare europea. Per parlare di autonomia strategica o di un’Europa attore globale, ha spiegato, non basta retorica: servono investimenti, tecnologia, coordinamento nell’industria della difesa e capacità operative comuni.
Una posizione che non coincide con quella della segreteria del suo partito, ma che conferma una linea storica dell’ex ministro: un’Europa forte non può fare a meno di una difesa forte.
Sicurezza interna: “Tema centrale, non un tabù”
Il ragionamento si è chiuso con un riferimento alle politiche interne: Guerini ha accolto positivamente il ritorno del tema sicurezza nel dibattito del Partito Democratico, sottolineando come si tratti di una priorità per i cittadini e non di una concessione ideologica alla destra.
Ha inoltre sollecitato il governo a fornire soluzioni concrete invece di limitarsi alla “strumentalizzazione politica” del problema.


