Il funerale del generale Ratko Mladić, condannato per crimini di guerra e genocidio, ha nuovamente messo in discussione le ambizioni della Serbia di entrare nell’Unione Europea. La cerimonia, tenutasi a Belgrado il 7 settembre, è stata vista da Bruxelles come un segno del crescente nazionalismo serbo.
Una giornata controversa in Serbia
La funzione religiosa ha attirato migliaia di persone e si è svolta con la partecipazione di importanti esponenti politici, tra cui il ministro della Difesa Bratislav Gašić e quello della Giustizia Nenad Vujić. Mladić, condannato a vita per i massacri di Srebrenica, è stato sepolto con gli onori militari: la bandiera serba ha ornato il feretro mentre un’orchestrina dava il ritmo alla processione.
Condanna dall’UE
Il rappresentante dell’Agenzia Europea per l’Esterno, Christian Wigand, ha pubblicamente condannato la glorificazione di Mladić come contraria ai valori fondamentali dell’Unione Europea. Questo episodio si aggiunge al conflitto tra Belgrado e Bruxelles su questioni democratiche e libertà della stampa.
Il governo serbo nega l’intervento
Anche se il presidente Aleksandar Vučić non ha partecipato alla cerimonia, i suoi detrattori sostengono che il funerale sia stato organizzato con la sua approvazione. La Serbia continua ad aspirare a unirsi all’UE da quando ha presentato la richiesta di candidatura nel 2014.
Un simbolo controverso
Mladić rimane una figura carismatica per i nazionalisti serbi, che vedono in lui l’esempio di un difensore del popolo serbo. I giovani presenti al funerale hanno portato camicie nere con il suo ritratto e bandiere sventolate durante la processione.
La reazione internazionale
Paesi vicini come Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina e Kosovo hanno rilasciato dichiarazioni di condanna. La Bosnia ha persino presentato accuse penali contro chiunque abbia promosso l’immagine di Mladić dopo la sua morte.
Problemi interni alla Serbia
Il funerale si è svolto in un contesto di crescente tensione politica in Serbia. Da due anni, studenti e attivisti protestano contro le politiche del governo Vučić, culminando nel caso della stazione ferroviaria crollata a Novi Sad nel novembre 2024.
Pressioni dall’UE per la democrazia
La Serbia è bloccata nella sua aspirazione all’adesione all’UE da diversi paesi membri che insistono sulla necessità di riforme democratiche. Inoltre, il governo serbo si è rifiututo di adottare sanzioni contro la Russia per l’invasione della Ucraina.
Critiche alle autorità europee
Srdjan Majstorović, presidente del Consiglio dell’European Policy Center, ha criticato l’UE per non aver reagito prima ai segni di nazionalismo in Serbia. Ha sottolineato che il ruolo di Vučić come “tecnocrate pragmatico” è stato presentato da Bruxelles come essenziale al progresso della Serbia.
Una sfida persistente
La Serbia, pur avendo presentato la candidatura all’UE nel 2014, ha visto i suoi negoziati fermarsi dal dicembre del 2021. Mentre paesi come Ucraina e Moldova avanzano nei negoziati d’integrazione europea, Serbia si trova ancora lontana da un possibile adesione.
Conclusioni difficili
Il funerale di Ratko Mladić ha evidenziato le difficoltà che la Serbia incontra nel cercare di adempiere ai requisiti dell’UE per l’integrazione europea. L’approccio del governo serbo a questi eventi sta aumentando il distacco tra Belgrado e Bruxelles, mettendo ulteriormente in dubbio le prospettive serbe di unirsi all’Unione Europea.


