Il leader dell’opposizione islandese Guðrún Hafsteinsdóttir ha chiesto ai politici europei di non interferire nel referendum del 29 agosto sul ripristino delle trattative d’adesione all’Unione Europea (UE). Secondo la relatrice del Partito dell’Indipendenza, centro-destra più importante del paese, la decisione deve essere lasciata in mano al popolo islandese.
Il referendum si avvicina
L’Islanda voterà il 29 agosto per decidere se riprendere le trattative di adesione all’UE. Secondo i sondaggi attuali, la questione è divisa, anche se una maggioranza rimane contraria.
Una decisione cruciale per l’identità nazionale
Hafsteinsdóttir, che si oppone all’adesione, sostiene che la questione va al cuore dell’identità nazionale islandese. “L’indipendenza è una questione emotiva in Islanda,” ha spiegato durante un’intervista telefonica da Vatnajökull, il più grande ghiacciaio del paese.
Una promessa di governo
Il voto risponde a una promessa elettorale fatta dal governo di coalizione guidato dalla Premiera ministra Kristrún Frostadóttir. Il “governo Valkyrie”, noto per essere composto solo da donne, include un partito che supporta l’adesione all’UE.
Il dibattito europeo
Numerosi politici europei hanno espresso positività riguardo alla possibilità di riprendere le trattative. La deputata europea francese Valérie Hayer ha viaggiato in Islanda e chiesto all’UE di rendere più semplice l’adesione. L’eurodeputato Jean-Noël Barrot ha sottolineato che Reykjavík non ha “nulla da perdere” riprendendo i negoziati.
La complessità delle trattative passate
L’Islanda aveva presentato la sua candidatura all’UE nel 2009, subito dopo il peggior crisi finanziaria del paese. Tuttavia, ha sospeso le trattative nel 2013 quando l’economia si è ripresa rapidamente e a causa di un disaccordo sulla pesca.
L’importanza della sovranità
Hafsteinsdóttir sostiene che l’Islanda può mantenere le relazioni cooperative con l’UE senza dover aderire. “La nostra posizione nel mondo è chiara: siamo una democrazia europea,” ha affermato.
Contestuale all’adesione alla Zona Schengen e al Mercato Eroe
L’Islanda, con circa 400.000 abitanti, è già strettamente integrata con l’UE attraverso la Zona Schengen ed il Mercato Economico Europeo (MEE), conducendo la maggior parte del suo commercio all’interno dell’Unione.
La sovranità nelle politiche economiche chiave
Per gli oppositori, un aspetto critico è se l’Islanda dovrebbe rinunciare al controllo delle politiche fondamentali come la pesca e l’agricoltura. “Il problema è sapere se l’Islanda deve trasferire le decisioni chiave sulle attività economiche all’UE,” ha affermato Hafsteinsdóttir.
Sicurezza nell’Arco Polare
La questione della sicurezza si è fatta più pressante nel Nord del mondo. I recenti eventi geopolitici, come le dichiarazioni di Donald Trump riguardo a Greenland, hanno sollevato dibattiti su come i piccoli stati artico dovrebbero proteggersi dalle potenze maggiori.
Allianze forti senza perdere l’indipendenza
Hafsteinsdóttir sostiene che la situazione attuale evidenzia l’importanza di avere alleanze solide senza dover rinunciare al controllo delle proprie decisioni nazionali. “Siamo uno stato piccolo e un paese piccolo ha bisogno di alleanze forti,” ha sottolineato.
Difesa basata sulla NATO
L’Islanda, che non dispone di un esercito permanente, si affida alla NATO ed alle sue partner per la difesa. Hafsteinsdóttir ha ricordato come l’Islanda abbia dimostrato nel passato che può difendere i propri interessi senza aderire all’UE.
Una storia di indipendenza e cooperazione
Hafsteinsdóttir ha citato il conflitto del pesce con la Gran Bretagna degli anni ’70 come esempio della capacità dell’Islanda di difendere i propri interessi.
Il referendum del 29 agosto rappresenterà un momento cruciale per l’Islanda, che dovrà decidere se rinforzare le sue relazioni con l’UE o mantenere la sua indipendenza e sovranità.