Carabinieri in missione a Rafah: l’Italia torna a presidiare il confine dopo l’accordo di pace a Gaza
Un contingente dell’Arma dei Carabinieri si prepara a partire per Rafah, al confine tra Egitto e Striscia di Gaza. La decisione segna uno dei primi effetti concreti dell’accordo di pace raggiunto tra Israele e Hamas, firmato nei giorni scorsi con la mediazione di Stati Uniti, Egitto e Unione Europea. L’intervento italiano rientra nella missione europea EUBAM Rafah, un’operazione civile di monitoraggio e assistenza che riprende ufficialmente le proprie attività dopo anni di sospensione.
L’annuncio è arrivato dal ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha confermato la riattivazione del dispositivo europeo in concomitanza con la riapertura del valico, prevista per il 14 ottobre 2025. “Il valico di Rafah – ha dichiarato Crosetto – sarà riaperto in base all’accordo internazionale e funzionerà alternativamente in due direzioni: verso l’Egitto per le uscite e verso Gaza per gli ingressi. Domenica 12 ottobre avranno inizio le operazioni di rilascio degli ostaggi israeliani e dei prigionieri palestinesi”.
La decisione è stata presa dopo un confronto con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che hanno espresso sostegno alla ripresa della missione e al coinvolgimento dell’Italia nel processo di stabilizzazione dell’area. “L’obiettivo – ha aggiunto il titolare della Difesa – è garantire un ritorno alla normalità nella gestione delle frontiere, sostenendo gli sforzi umanitari e favorendo la sicurezza delle operazioni di transito”.
La missione EUBAM Rafah: un impegno europeo per la sicurezza e l’assistenza
La European Union Border Assistance Mission (EUBAM Rafah) fu istituita nel 2005 per monitorare il valico di frontiera tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, in base all’accordo firmato tra Israele e l’Autorità Palestinese per regolare la circolazione di merci e persone. Il compito principale della missione è civile e non militare: garantire la sicurezza del confine, coordinare il passaggio dei convogli umanitari e contribuire alla formazione del personale palestinese responsabile del controllo doganale e di frontiera.
L’attività dell’EUBAM fu interrotta nel 2007, quando Hamas prese il controllo della Striscia di Gaza. Da allora la missione rimase in una fase di stand-by, pur continuando a operare da Tel Aviv attraverso programmi di formazione e consulenza per le autorità palestinesi. Nel 2014 l’Unione Europea rilanciò un progetto di sviluppo a lungo termine, con l’obiettivo di rafforzare la capacità amministrativa e tecnica dei funzionari locali in vista di un possibile ritorno operativo al valico.
Il primo tentativo di riattivazione risale a gennaio 2025, dopo un cessate il fuoco parziale tra Israele e Hamas che consentì la riapertura temporanea del passaggio di Rafah. In quella fase, l’EUBAM fu rafforzata con personale proveniente da tre corpi europei di gendarmeria: la Gendarmerie Nationale francese, la Guardia Civil spagnola e l’Arma dei Carabinieri italiana. Le unità specializzate offrirono supporto tecnico e logistico per garantire il controllo dei flussi, ma le attività si interruppero nuovamente nel marzo dello stesso anno, a causa del riaccendersi delle ostilità.
Il 26 giugno 2025, i Paesi membri dell’Unione Europea hanno rinnovato il mandato della missione per un ulteriore anno, con l’obiettivo di renderla pienamente operativa nel momento in cui si fossero create le condizioni politiche necessarie. L’accordo di pace firmato a ottobre rappresenta dunque la premessa per un ritorno concreto dell’UE e dell’Italia sul campo.
Il ruolo dell’Italia e i prossimi passi
Il contingente italiano sarà composto da carabinieri esperti in sicurezza di frontiera, logistica e gestione dei flussi civili. L’obiettivo sarà garantire l’incolumità del personale europeo, assistere le autorità locali e collaborare con le organizzazioni internazionali impegnate nella distribuzione degli aiuti umanitari.
La riapertura del valico di Rafah rappresenta un passaggio simbolico e strategico. È infatti l’unico punto di accesso diretto tra la Striscia di Gaza e il mondo esterno non controllato da Israele, e la sua operatività è fondamentale per il flusso di beni di prima necessità, medicinali e carburante. La presenza dell’EUBAM, e in particolare dei Carabinieri italiani, sarà quindi essenziale per assicurare trasparenza e sicurezza alle operazioni di passaggio.
Il ritorno dell’Italia nella missione europea consolida il ruolo del Paese nel Mediterraneo come attore diplomatico e operativo nei processi di stabilizzazione internazionale. Roma, che da sempre sostiene il principio dei due Stati e il dialogo tra le parti, considera la riapertura di Rafah non solo un passo verso la pace, ma anche un’opportunità per rafforzare la cooperazione tra Europa e Medio Oriente.
Se il piano di pace troverà attuazione concreta, la missione dei Carabinieri a Rafah potrebbe diventare il primo tassello di un più ampio progetto di ricostruzione e sicurezza coordinato dall’Unione Europea, in un territorio da anni segnato da conflitti, isolamento e crisi umanitaria.


