Niente manette, niente spray al peperoncino, niente taser. Al ministero della Difesa e tra gli ufficiali dell’Esercito ci si chiede che cosa potranno fare davvero i 500 parà della Folgore inviati dal governo a Milano per rafforzare l’operazione Strade sicure dopo gli scontri dello scorso fine settimana. Il timore è che i militari finiscano per fare solo da paravento o, peggio, da bersaglio.
I toni restano bassi, perché lo stop ai poteri di polizia giudiziaria per i militari è arrivato dal Quirinale. Al termine del Consiglio dei ministri, però, il ministro della Difesa Guido Crosetto si è detto «deluso e preoccupato». Lunedì sera aveva scritto su X: «Perché abbia un senso abbiamo necessità che il Cdm approvi delle norme che consentano loro di poter agire come le forze di polizia (…) per tre mesi».
Il giorno dopo, al termine di una serie di riunioni a Palazzo Chigi e di contatti con gli uffici giuridici del capo dello Stato, è arrivato il no. Dubbi sulla richiesta erano stati espressi anche dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e dal capo della Polizia Vittorio Pisani, preoccupati di affidare gli arresti a personale senza «formazione adeguata».
La decisione si basa sulla legge del 2008 che istituisce Strade sicure e che esclude per i militari i poteri di arresto di polizia e carabinieri. Fonti della Difesa e dell’Esercito richiamano però la legge 128 del 26 marzo 2001, che all’articolo 19 consente ai militari impegnati nella sorveglianza di obiettivi di interesse pubblico di identificare e «trattenere sul posto persone e mezzi di trasporto per il tempo strettamente necessario a consentire l’intervento di agenti delle forze dell’ordine».
Su questa norma i vertici militari puntano perché il prefetto di Milano conceda almeno i poteri di fermo in caso di incidenti in piazza.
L’altra preoccupazione riguarda le dotazioni. I militari possono usare solo fascette in velcro, e soltanto nelle stazioni ferroviarie, in attesa della Polfer. Lo spray al peperoncino è vietato: un’autorizzazione chiesta due anni fa non è mai arrivata. Escluso anche il taser, perché «soggetto a specifica formazione e protocolli operativi».
Perplessità circolano anche al Viminale sul nuovo reato di «partecipazione violenta a una manifestazione», punito con il carcere da 2 a 5 anni per «persone che si raggruppano in cinque o più» e lanciano pietre, bastoni, petardi o razzi. Sindacati e funzionari di polizia temono un perimetro troppo largo: «Se durante una manifestazione c’è una sassaiola che facciamo? Arrestiamo 50, 100, 150 persone?».
Fonti di Palazzo Chigi spiegano di aver già valutato queste obiezioni, con il dossier seguito personalmente da Alfredo Mantovano, prima di varare un decreto ritenuto «giusto» e «necessario» contro «teppisti che sfruttano le manifestazioni per seminare il caos nelle città».


