Campania, partita decisiva: Pd sorpassa M5S e Fico. Schlein prepara l’assalto a Palazzo Chigi, ma se il centrosinistra perdesse sarebbe la catastrofe
Le elezioni regionali in Campania del 23 e 24 novembre si stanno trasformando in molto più di un semplice appuntamento locale. Il voto per il successore di Vincenzo De Luca è ormai considerato uno spartiacque per gli equilibri del cosiddetto “campo largo” e, di riflesso, per la scelta della futura candidatura a Palazzo Chigi nelle politiche del 2027. Sullo sfondo, il duello tra Roberto Fico ed Edmondo Cirielli, ma il vero scontro è tutto interno all’area progressista, dove il risultato delle liste può ridisegnare ruoli e leadership.
Secondo le ricostruzioni interne ai partiti, il Centrosinistra resta convinto di una vittoria, seppur non travolgente, di Roberto Fico sul candidato del Centrodestra Edmondo Cirielli. L’ex presidente della Camera, figura simbolo del primo Movimento 5 Stelle, viene accreditato di un vantaggio di alcuni punti sul viceministro degli Esteri, in una regione storicamente sensibile ai temi sociali e alla protesta contro le disuguaglianze. Al tempo stesso, però, l’area meloniana non ha alcuna intenzione di alzare bandiera bianca.
Il Centrodestra, infatti, punta con decisione sul vasto bacino elettorale che fa riferimento a De Luca. Il governatore uscente, almeno formalmente, è schierato al fianco di Fico, ma una parte consistente dei suoi elettori sarebbe ancora indecisa: astensione, scheda nulla o voto disgiunto le opzioni sul tavolo. Lo scenario temuto dal campo progressista è chiaro: croce sul simbolo della lista del Governatore e preferenza per Cirielli alla presidenza. Proprio su questo segmento si concentrano gli sforzi di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega, con una campagna martellante nei quartieri popolari di Napoli e nei comuni della provincia, dove si gioca una fetta determinante del risultato finale.
La dimostrazione di quanto la maggioranza di governo creda nel “colpaccio” campano è sotto gli occhi di tutti: Matteo Salvini ha presidiato a lungo il territorio, mentre gli azzurri stanno investendo risorse politiche e organizzative soprattutto nell’area metropolitana di Napoli. A completare il quadro, l’arrivo in extremis della premier Giorgia Meloni, pronta a farsi vedere tra mercati rionali e incontri con commercianti e cittadini per strappare voti preziosi proprio nei giorni immediatamente precedenti l’apertura delle urne.
Ma il vero terremoto potrebbe arrivare dal responso delle liste. In Campania, considerata regione simbolo del M5S, il confronto interno al blocco progressista assume un peso politico enorme. Se la somma tra simbolo pentastellato e lista personale “Fico Presidente” dovesse fermarsi sotto la lista del Partito Democratico, il messaggio sarebbe inequivocabile: il Pd tornerebbe primo motore del campo largo, almeno nel Sud. In questo caso, la segretaria dem Elly Schlein avrebbe argomenti fortissimi per rivendicare la candidatura alla presidenza del Consiglio nel 2027, mettendo in secondo piano le ambizioni di Giuseppe Conte.
Questo quadro peserebbe anche sul dibattito interno al Pd. Nonostante una parte significativa del mondo riformista, cattolico e moderato guardi con favore a figure come la sindaca di Genova Silvia Salis, un risultato robusto dei dem in Campania blinderebbe la leadership di Schlein. La segretaria potrebbe così puntare a un congresso anticipato, con primarie a inizio 2026, da stravincere per rafforzare la propria posizione, scegliere direttamente le liste per le Politiche e silenziare le correnti più critiche.
In parallelo, si ragiona su un possibile accordo tecnico con la stessa Meloni per inserire il nome del candidato premier direttamente sulla scheda elettorale alle prossime Politiche. Uno scenario che renderebbe ancora più netto e polarizzato il confronto tra i due fronti: una sfida diretta Meloni–Schlein, con la Campania usata come banco di prova e come grande laboratorio politico nazionale.
Per il campo largo, quindi, la vittoria di Fico non basterà da sola a rassicurare tutti. Contano i numeri, contano i rapporti di forza interni, conta il confronto tra liste. Se il Pd dovesse uscire dalle urne campane davanti al M5S e alla stessa lista legata al candidato presidente, la notte dello spoglio potrebbe segnare l’inizio ufficiale della corsa di Elly Schlein verso Palazzo Chigi. Al contrario, un’arrembante affermazione del Movimento rilancerebbe Conte come perno imprescindibile dell’alleanza. E se, contro tutte le previsioni, a spuntarla fosse Cirielli, a tremare non sarebbe solo il Centrosinistra, ma l’intera architettura del sistema politico italiano.


