Milano sotto shock: il suv di lusso si spezza in due, un morto e un intreccio di bugie dopo lo schianto all’alba

Di Vincenzo Ottoboni ·3 min di lettura

Una notte di divertimento si è trasformata in una tragedia che Milano difficilmente dimenticherà. All’alba di una domenica piovosa, lungo viale Fulvio Testi, un potente suv di lusso ha finito la sua corsa in un modo impressionante: spezzato in due come fosse un fragile giocattolo, con i resti sparsi per oltre cento metri. Uno scenario apocalittico che ha immediatamente attirato l’attenzione dei passanti e delle squadre di soccorso, accorse in pochi minuti per domare un principio d’incendio alimentato non solo dalle scintille dell’impatto, ma anche dal maltempo che flagellava la città.

A bordo del veicolo, un Mercedes Classe G elaborato da Brabus, viaggiavano quattro giovani reduci da una serata in discoteca. Uno di loro, un ragazzo di 19 anni, ha perso la vita dopo ore di lotta in ospedale. Un’amica trentenne versa in condizioni estremamente critiche, mentre un altro passeggero e il conducente dell’auto coinvolta nello scontro sono rimasti feriti ma non in pericolo di vita. L’impatto con una Opel Corsa che procedeva da sinistra ha trasformato la strada in un campo di rottami fumanti, lasciando gli inquirenti davanti a una scena complessa da ricostruire.

Fin dalle prime ore, i sospetti si sono concentrati su un dettaglio che ha reso la vicenda ancora più inquietante: alla guida del suv ci sarebbe stato un ventenne privo di patente, l’unico uscito praticamente illeso dall’incidente. Il giovane, secondo le indagini, avrebbe tentato un’improbabile messinscena, fingendosi un soccorritore arrivato lì per caso. Si sarebbe avvicinato agli agenti della polizia locale con abiti sporchi di sangue e una scarpa mancante, sostenendo di averla persa durante l’ipotetico salvataggio dei feriti. Una versione che non ha retto all’esame degli investigatori, i quali hanno ritrovato proprio quella scarpa tra i resti dell’abitacolo, oltre a verificare dai filmati del tram che non era mai salito su quel mezzo come dichiarato.

A mettere definitivamente in crisi il castello di bugie è stata la testimonianza di un medico diretto al lavoro, fermatosi per prestare aiuto vero alle vittime. È stato lui a indicare chiaramente il ventenne come il conducente del suv. Una dichiarazione che ha incastrato il giovane e aggravato ulteriormente il quadro investigativo, già appesantito dal decesso del ragazzo di 19 anni sopraggiunto nelle ore successive.

Sulla Opel Corsa coinvolta nello scontro viaggiava un trentaduenne originario di Napoli, che sarebbe stato travolto dal suv proveniente dalla periferia verso il centro. Resta da chiarire se si sia trattato di una mancata precedenza, di un semaforo ignorato o di una manovra pericolosa. A complicare la ricostruzione è emersa anche la positività del conducente della Corsa a un pre-test per sostanze stupefacenti: gli accertamenti tossicologici completi stabiliranno se l’assunzione risalga alle ultime ore o ai giorni precedenti.

Parallelamente, gli inquirenti stanno analizzando la posizione della società di noleggio proprietaria del potente suv. Mezzi di questa categoria richiedono procedure rigidissime, soprattutto considerando l’elevata potenza e le potenziali conseguenze di una guida impropria. Sono stati sequestrati i telefoni di tutti i ragazzi presenti a bordo per verificare se chi era alla guida stesse usando lo smartphone o se venissero registrati video nel momento dell’impatto.

La città resta sconvolta da quanto accaduto. L’immagine del suv spezzato in due sulla carreggiata è già diventata un simbolo drammatico della fragilità delle vite coinvolte e dell’imprudenza che può trasformare una notte di festa in una tragedia irreparabile. Le indagini proseguono, mentre Milano cerca risposte e giustizia per un episodio che mette ancora una volta sotto i riflettori il tema della sicurezza stradale e della responsabilità al volante.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *