Regionali in Veneto 2025: tutto quello che c’è da sapere sul voto che cambierà il futuro della Regione

Di Cesare Borgia ·4 min di lettura

Il conto alla rovescia è ufficialmente iniziato: il 23 e 24 novembre 2025 i cittadini del Veneto saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo presidente di Regione e rinnovare il Consiglio regionale. Dopo quindici anni di governo guidato da Luca Zaia, che non potrà ricandidarsi per i limiti imposti dallo statuto, la corsa alla successione è aperta e si preannuncia una sfida dal forte valore politico.

Quando e come si vota

I seggi saranno aperti domenica 23 novembre dalle 7 alle 23 e lunedì 24 novembre dalle 7 alle 15. Subito dopo la chiusura delle urne inizieranno le operazioni di scrutinio, che determineranno chi guiderà una delle regioni più strategiche del Nord Italia. Gli aventi diritto al voto sono circa 3,8 milioni di cittadini, distribuiti tra le sette province di Verona, Vicenza, Padova, Treviso, Venezia, Rovigo e Belluno.

Sulla scheda elettorale compariranno i nomi dei cinque candidati alla presidenza, ognuno affiancato dai simboli delle liste che li sostengono. L’elettore potrà votare tracciando un segno sul nome del candidato presidente, su una lista collegata oppure su entrambe. È possibile anche esprimere una o due preferenze per i consiglieri regionali scrivendo nome e cognome nelle righe accanto al simbolo della lista prescelta, ricordando che nel caso di due preferenze devono appartenere a candidati di genere diverso.

L’ordinamento consente anche il voto disgiunto, cioè la possibilità di votare un candidato presidente e una lista non collegata alla sua coalizione.

I candidati in corsa

La sfida elettorale vedrà contrapposti cinque candidati principali.

Il centrodestra unito ha scelto di puntare su Alberto Stefani, 32 anni, deputato e segretario regionale della Lega, già sindaco di Borgoricco (Padova). Giovane ma con esperienza politica, Stefani è sostenuto da sei liste: Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Udc, Noi Moderati e Liga Veneta Repubblica.

Il centrosinistra ha invece individuato come sfidante Giovanni Manildo, 56 anni, avvocato ed ex sindaco di Treviso. Il suo fronte è ampio e include sette liste: Partito Democratico, Alleanza Verdi-Sinistra, Movimento 5 Stelle, Volt Europa, Civiche Venete per Manildo, Uniti per Manildo e Rc Sanità, Pace e Lavoro.

A contendersi voti fuori dai due poli principali ci saranno anche Fabio Bui, 60 anni, ex presidente della Provincia di Padova, sostenuto dai Popolari per il Veneto; Marco Rizzo, 66 anni, ex deputato ed europarlamentare, oggi alla guida della lista Democrazia Sovrana Popolare; e infine Riccardo Szumski, candidato della formazione Resistere, da anni voce critica verso le istituzioni.

Le regole del voto e la formazione del Consiglio

Le elezioni regionali in Veneto sono regolate dalla legge regionale n. 5 del 16 gennaio 2012. Viene proclamato presidente il candidato che ottiene il maggior numero di voti. Se uno dei concorrenti supera il 40% dei consensi, scatta un premio di maggioranza che assegna alla sua coalizione il 60% dei seggi in Consiglio.

Il Consiglio regionale sarà composto da 50 membri, suddivisi tra le sette circoscrizioni provinciali. Il numero di consiglieri per ogni provincia è calcolato in base alla popolazione, con un sistema proporzionale a quozienti e resti più alti. Inoltre, il candidato presidente che arriva secondo entrerà automaticamente in Consiglio come consigliere di diritto.

Per accedere alla ripartizione dei seggi, le coalizioni devono superare il 5% dei voti, mentre le liste singole necessitano di almeno il 3%.

Cosa accadrà dopo il voto

Lo spoglio inizierà nel pomeriggio del 24 novembre e, secondo le previsioni, i primi risultati definitivi arriveranno entro la notte. Gli occhi dei media nazionali saranno puntati sul Veneto, regione chiave per gli equilibri politici del Paese.

Il voto veneto, infatti, non sarà solo un test locale: rappresenterà anche una prova cruciale per la maggioranza di governo, che vuole mantenere il controllo delle regioni del Nord, e per le opposizioni, decise a rientrare in gioco in un territorio storicamente difficile.

Un voto dal peso nazionale

Le regionali in Veneto 2025 non sono solo un appuntamento elettorale, ma una sfida politica e simbolica che potrebbe ridisegnare gli equilibri del centrodestra e segnare il ritorno o la definitiva marginalizzazione delle forze di opposizione.

Con la fine dell’era Zaia, il Veneto si trova davanti a un bivio: continuare sulla strada della stabilità e del pragmatismo amministrativo che ha caratterizzato gli ultimi quindici anni, oppure aprire a un nuovo corso politico capace di interpretare le sfide del futuro – dal lavoro all’ambiente, dall’autonomia alle infrastrutture.

Il 23 e 24 novembre, dunque, non si sceglierà soltanto un presidente, ma la direzione politica di un’intera regione, in un voto che l’Italia intera seguirà con attenzione.

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