Via libera del Pentagono: i missili Tomahawk in arrivo in Ucraina. Il conflitto entra in una nuova fase

Di Alessandro Torrisi ·4 min di lettura

Il Pentagono ha ufficialmente autorizzato la fornitura di missili da crociera Tomahawk all’Ucraina, segnando un momento di svolta nel conflitto con la Russia. La decisione, maturata dopo settimane di valutazioni strategiche e logistiche, rappresenta un passo di enorme rilievo nella politica di sostegno militare di Washington verso Kiev. Con questa mossa, gli Stati Uniti confermano la loro volontà di potenziare le capacità offensive ucraine, ma al tempo stesso accendono nuove preoccupazioni per un possibile allargamento del conflitto.

Secondo fonti statunitensi ed europee, la Difesa americana ha dato luce verde alla Casa Bianca dopo aver verificato che l’invio dei missili non comprometterà le riserve strategiche degli Stati Uniti. La decisione finale, tuttavia, resta in attesa del via libera politico del presidente Donald Trump, che dovrà approvarne la consegna effettiva.

I Tomahawk, già protagonisti di numerosi interventi militari statunitensi negli ultimi decenni, sono considerati tra i missili da crociera più precisi e letali al mondo. Con una gittata che può superare i 2.500 chilometri e la capacità di volare a bassa quota per eludere i radar, rappresentano un’arma in grado di colpire obiettivi strategici ben oltre la linea del fronte. La loro introduzione nelle forze armate ucraine potrebbe cambiare radicalmente gli equilibri sul campo di battaglia, permettendo a Kiev di minacciare direttamente infrastrutture e postazioni militari in profondità nel territorio russo.

Il Pentagono avrebbe deciso di procedere dopo un’analisi approfondita sulle scorte e sulla sostenibilità delle forniture. Le valutazioni hanno concluso che la cessione di un numero limitato di missili non ridurrà la prontezza operativa americana, consentendo di rafforzare l’Ucraina senza compromettere la sicurezza nazionale statunitense. L’autorizzazione include anche l’invio di sistemi di guida e supporto necessari per l’utilizzo dei missili, oltre alla formazione del personale ucraino che dovrà gestirli.

Da parte di Mosca, la reazione è stata immediata. Il Cremlino ha definito la decisione di Washington una “provocazione diretta” e ha avvertito che ogni tentativo di impiegare i Tomahawk contro obiettivi russi riceverà una “risposta proporzionata e devastante”. Il portavoce del ministero degli Esteri russo ha parlato apertamente di un “nuovo livello di coinvolgimento” degli Stati Uniti nel conflitto, accusandoli di trasformare l’Ucraina in una piattaforma per attacchi contro la Federazione.

Kiev, al contrario, accoglie la notizia come un segnale di fiducia e sostegno. Secondo il ministero della Difesa ucraino, la disponibilità dei Tomahawk aumenterà significativamente la capacità di difesa e deterrenza del Paese, riducendo la superiorità tecnologica di Mosca. Le autorità ucraine sottolineano che i missili saranno utilizzati “solo a scopi difensivi” e in conformità con il diritto internazionale, ma non nascondono la soddisfazione per una decisione attesa da mesi.

Gli analisti militari ritengono che la fornitura dei Tomahawk possa inaugurare una nuova fase del conflitto, spostandolo verso un piano di alta intensità tecnologica. Finora, l’Ucraina aveva potuto contare su sistemi di artiglieria e missili a corto e medio raggio, come gli HIMARS e gli ATACMS, efficaci ma limitati nella portata. L’arrivo dei Tomahawk amplierebbe enormemente il raggio d’azione delle forze ucraine, permettendo di colpire depositi, centri di comando e basi aeree lontane dal fronte.

Il dibattito internazionale resta acceso. Alcuni Paesi europei, pur sostenendo Kiev, temono che l’uso di armi di tale potenza possa spingere la Russia a una reazione imprevedibile. L’Unione Europea segue con cautela la situazione, mentre la NATO si dice pronta a “monitorare attentamente ogni sviluppo”.

Sul terreno, intanto, la battaglia infuria nella regione di Pokrovsk, dove le truppe ucraine resistono a un imponente assalto russo. L’arrivo dei Tomahawk, se confermato nelle prossime settimane, potrebbe offrire a Kiev un nuovo strumento per bilanciare la pressione militare e colpire le linee di rifornimento del nemico.

Con questa mossa, il Pentagono ha aperto una nuova pagina del conflitto. L’Ucraina si prepara a ricevere un’arma simbolo della potenza americana, mentre il mondo osserva con apprensione un fronte che rischia di allargarsi ben oltre i confini del Donbass.

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