Il cardinale Blase Cupich difende i migranti: “La Chiesa è e sarà sempre dalla loro parte”
Parole forti, quelle pronunciate dal cardinale Blase Cupich, arcivescovo di Chicago, che ha voluto rivolgersi con un messaggio diretto e accorato alle comunità di immigrati negli Stati Uniti. In un video diffuso dall’arcidiocesi, il prelato ha espresso profonda preoccupazione per le retate e le detenzioni degli immigrati senza documenti da parte delle autorità federali, sottolineando come tali azioni “feriscano l’anima della città”.
Il riferimento è chiaro: il cardinale si è voluto schierare contro la politica di repressione migratoria portata avanti dall’amministrazione Trump, e in particolare contro gli interventi dell’ICE, l’agenzia federale incaricata di identificare e arrestare gli immigrati irregolari. “Famiglie separate, bambini spaventati, comunità distrutte – ha dichiarato Cupich –. Queste ferite non sono solo sociali, ma spirituali. Come pastore, e come uomo, dico con chiarezza: la Chiesa è dalla parte dei migranti.”
Il messaggio dell’arcivescovo di Chicago
Nel suo discorso, Cupich ha voluto ribadire un principio cardine della dottrina cattolica: la dignità inviolabile di ogni essere umano. “Siamo accanto alla madre che attraversa i confini per dare da mangiare ai figli, al padre che lavora in silenzio per un futuro migliore, ai giovani che sognano sicurezza e speranza. Le nostre parrocchie non respingeranno chi cerca conforto. Non taceremo quando la dignità sarà calpestata”, ha affermato l’arcivescovo.
Il messaggio è stato accolto con grande attenzione dal mondo cattolico americano, anche perché Cupich è considerato uno dei cardinali più vicini a Papa Leone XIV, con cui ha condiviso recentemente un’udienza privata in Vaticano. Non a caso, pochi giorni prima, lo stesso Pontefice lo aveva nominato membro della Commissione pontificia della Città del Vaticano, un gesto interpretato come segno di piena fiducia e sostegno alla sua linea pastorale.
Le polemiche e gli attacchi dell’estrema destra cattolica
L’arcivescovo di Chicago non è nuovo alle polemiche. Negli ultimi mesi, alcuni gruppi dell’ala più conservatrice del cattolicesimo americano lo avevano criticato per aver assegnato un premio alla carriera al senatore democratico Dick Durbin, riconoscendone l’impegno in materia di diritti dei migranti. Le contestazioni erano nate dal fatto che Durbin, pur cattolico praticante, aveva sostenuto alcune leggi a favore della libertà di scelta sull’aborto.
In risposta alle critiche, il Vaticano ha ribadito la necessità di guardare alla coerenza complessiva dei valori cristiani, ricordando le parole di Papa Leone XIV: “Chi dice di essere contro l’aborto ma favorevole alla pena di morte o al trattamento disumano dei migranti, non può definirsi realmente pro-life.”
La difesa dei migranti come missione evangelica
Nel suo appello, Cupich ha voluto parlare anche direttamente agli immigrati senza documenti, definendoli “fratelli e sorelle” della comunità americana. “Molti di voi vivono qui da anni, lavorano duramente, crescono famiglie e contribuiscono alla società. Meritate rispetto e riconoscimento. Gli americani non dovrebbero dimenticare che quasi tutti discendiamo da immigrati”, ha aggiunto il cardinale, invitando le autorità a un approccio più umano e compassionevole.
La posizione di Cupich è perfettamente allineata con quella del Pontefice, che nella sua prima esortazione apostolica, Dilexi te, aveva scritto parole chiare: “In ogni migrante respinto è Cristo stesso che bussa alla porta della comunità.” Durante un incontro a Roma con il vescovo di El Paso, Mark Seitz, il Papa ha ribadito che “la Chiesa non può rimanere in silenzio di fronte all’ingiustizia”.
Una voce di pace e accoglienza
Il cardinale Cupich, nato e cresciuto a Chicago, è oggi una delle figure più ascoltate della Chiesa cattolica americana. Il suo impegno per i diritti dei migranti, per la giustizia sociale e contro la discriminazione razziale lo ha reso una voce morale di riferimento in un Paese attraversato da profonde divisioni.
Le sue parole, pronunciate con fermezza ma senza toni polemici, rappresentano una chiara chiamata alla responsabilità collettiva. “La Chiesa – ha detto – non si schiererà mai dalla parte della paura, ma sempre da quella dell’amore e dell’accoglienza.”
In un’America segnata da tensioni politiche e sociali, l’appello dell’arcivescovo di Chicago suona come un invito a riscoprire la compassione come fondamento della convivenza. Un messaggio di fede, ma anche di civiltà, che richiama ogni uomo e ogni donna al dovere di guardare l’altro non come una minaccia, ma come un essere umano da accogliere.


