Dentro la Torre: il segreto oscuro di CasaPound
Nel cuore dell’Esquilino, a Roma, si erge un edificio che da oltre vent’anni rappresenta il simbolo tangibile di un’ideologia che non ha mai smesso di cercare spazio nella società italiana. La Torre, come viene chiamata dagli stessi occupanti, è la sede di CasaPound, organizzazione dichiaratamente neofascista che, dal 2003, occupa lo stabile di via Napoleone III. Da questo luogo nasce il nuovo libro di Paolo Berizzi, Il libro segreto di CasaPound (Fuoriscena), un viaggio documentato e inquietante dentro il cuore di una comunità che ha fatto della provocazione, della violenza e dell’identità radicale la propria bandiera.
Tutto ha inizio con un biglietto, passato di mano durante una manifestazione. Un invito a “conoscere la verità su CasaPound”. Quel contatto diventa il filo conduttore di un’inchiesta che apre varchi finora inaccessibili. Berizzi segue la traccia fino a un militante di primo piano, disposto a raccontare, pur senza rinnegare l’ideologia che lo ha formato. È lui a guidare il giornalista all’interno della Torre, trasformata negli anni in una vera e propria cittadella, con regole, gerarchie e rituali che evocano più un ordine paramilitare che un movimento politico.
Lo stabile, un tempo di proprietà del demanio, fu occupato nella notte di Santo Stefano del 2003 da cinque militanti che rivendicarono l’azione come “il botto dei fascisti del terzo millennio”. Da allora, nessuno è riuscito a farli sloggiare. Le mura della Torre raccontano una storia di appartenenza e disciplina: al piano terra il “bivacco”, dove una sorta di corpo di guardia decide chi può entrare; ai piani superiori, gli appartamenti destinati ai membri della comunità, con affitti simbolici, e le stanze riservate ai vertici. Nessuna donna nei ruoli di comando, zero tolleranza verso chi tradisce il codice interno.
Sulle pareti campeggiano simboli, volti e citazioni del pantheon di CasaPound: da Mussolini a Priebke, ma anche figure insospettabili come Capitan Harlock e Corto Maltese. Un miscuglio di cultura pop e culto dell’autorità che alimenta il mito del “fascismo ribelle”. In questa cornice si muove una fratellanza che si considera erede della tradizione rivoluzionaria nera, pronta alla “lotta contro i nemici della patria”: gli immigrati, i comunisti, la democrazia stessa.
Il racconto del testimone, che conserva ancora tatuaggi runici e simboli nazisti, è una confessione amara. Non rinnega l’Idea, come la chiama lui, ma lamenta la corruzione interna e la perdita dell’ideale originario. Le regole ferree contenute nel Miles, il vademecum dei camerati, sono diventate strumenti di potere per pochi. “Non hai il diritto di essere stanco”, recita uno dei comandamenti, a testimoniare l’ossessione per la forza e la disciplina.
Berizzi svela anche l’esistenza del “cerchio degli Unici”, una rete di sostenitori e finanziatori che avrebbe garantito risorse a CasaPound fino al 2021. Imprenditori, professionisti, militari, accademici: un sottobosco di connivenze che racconta quanto profonda sia la penetrazione del neofascismo in certi ambienti dell’Italia contemporanea.
Nonostante i fallimenti elettorali – appena l’1% alle politiche del 2018 e meno dello 0,5% alle europee del 2019 – CasaPound continua a esercitare un fascino oscuro su molti giovani. “Siamo identitari, siamo giovani e piacciamo ai giovani”, dichiara con orgoglio la voce narrante del libro. Le feste sulla terrazza, i riti del solstizio, le spedizioni punitive, gli slogan e i giubbotti Pivert: tutto contribuisce a cementare una comunità che vive di miti, simboli e nostalgia.
Ora, dopo anni di tolleranza, sul destino della Torre si addensa lo spettro dello sgombero. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha annunciato che anche l’edificio occupato di via Napoleone III dovrà essere liberato, come già accaduto per altri centri sociali. Ma gli abitanti di CasaPound non intendono arrendersi: secondo alcune voci interne, esisterebbe persino un “piano B” per resistere con ogni mezzo.
Il Libro segreto di CasaPound non è solo un’inchiesta: è una discesa nel ventre di un’Italia che continua a fare i conti con i fantasmi del proprio passato. Racconta la seduzione dell’ordine e della ribellione, la fragilità di chi cerca un’appartenenza, ma anche il pericolo di chi trasforma la nostalgia in ideologia. La Torre resta lì, al centro di Roma, come un simbolo inquietante di ciò che non si è mai davvero spento.


