Addio a Giorgio Forattini: la matita che graffiava il potere e faceva ridere l’Italia
Si è spento a Milano, all’età di 94 anni, Giorgio Forattini, il vignettista che ha saputo raccontare mezzo secolo di politica italiana con un tratto unico, ironico e tagliente. Le sue vignette, apparse sulle principali testate del Paese, da Repubblica a La Stampa, da Panorama a Il Giornale, hanno accompagnato generazioni di lettori, trasformando l’attualità in satira e la satira in una lente d’ingrandimento della realtà.
Forattini non era solo un disegnatore: era un cronista con la matita, capace di descrivere in un singolo disegno ciò che editoriali e inchieste intere faticavano a trasmettere. I suoi bersagli erano i potenti, di qualsiasi schieramento. Andreotti, Craxi, Berlinguer, Pertini, Spadolini, ma anche Agnelli, Prodi, Veltroni, Renzi, Bossi e molti altri: nessuno veniva risparmiato dalla sua ironia. Bastava un suo tratto per svelare il lato grottesco del potere, smontando l’aura di serietà che la politica amava cucirsi addosso.
Nato a Roma il 14 marzo 1931, Forattini proveniva da una famiglia borghese, ma fin da giovane mostrò un temperamento indipendente e ribelle. Dopo aver abbandonato gli studi di Architettura, fece i mestieri più disparati — operaio, rappresentante di commercio — prima di scoprire, a quarant’anni, la sua vera vocazione. L’occasione arrivò con Paese Sera, dove cominciò a disegnare le prime vignette. Da lì la carriera prese il volo: nel 1976 partecipò alla nascita di la Repubblica, giornale che contribuì a rendere celebre anche grazie alla sua satira corrosiva.
La sua matita era imprevedibile e libera, qualità che lo rese amato dai lettori e temuto dai politici. Indimenticabili le caricature di Craxi in divisa fascista, di Spadolini nudo, di Amato trasformato in Topolino o di Renzi nelle vesti di Pinocchio. La fantasia di Forattini non conosceva limiti, ma dietro ogni esagerazione c’era una verità più profonda, un giudizio morale sul potere, spesso espresso con leggerezza ma mai con superficialità.
Si calcola che nel corso della sua carriera abbia realizzato oltre 14.000 vignette, raccolte in numerosi volumi venduti in milioni di copie. Un successo straordinario per un autore che amava definirsi “un libero dissacratore”. La sua satira, infatti, non si piegava a logiche di partito: colpiva chiunque fosse al potere, spingendo il pubblico a ridere, ma anche a pensare.
Celebre fu la vignetta pubblicata dopo la strage di Capaci, in cui la Sicilia veniva trasformata nella testa di un coccodrillo feroce: un’immagine potente, che condensava il dolore e la rabbia di un intero Paese. Altrettanto memorabile lo scontro con Massimo D’Alema, che lo querelò nel 1999 per una vignetta sulla lista Mitrokhin. L’episodio segnò la rottura con Repubblica e la fine di un sodalizio durato oltre vent’anni.
Forattini non smise mai di disegnare, anche quando le sue vignette facevano discutere o venivano rifiutate dalle redazioni. La sua penna restò fedele a un principio: la satira deve graffiare, non compiacere. E così, tra risate e polemiche, costruì un linguaggio che divenne parte del costume nazionale.
La sua ironia, spesso irriverente, aveva una leggerezza tutta italiana, figlia di una tradizione goliardica e popolare. Forattini sapeva cogliere il lato buffo dell’arroganza, il ridicolo nascosto dietro l’autorità, la fragilità dietro la maschera del potere. Con una sola vignetta poteva scatenare un dibattito o un sorriso amaro, ricordando che anche i leader più intoccabili restano esseri umani, pieni di debolezze.
Con la sua scomparsa si chiude un capitolo fondamentale della satira italiana. Forattini lascia un’eredità di immagini e battute che hanno raccontato, meglio di mille articoli, la storia di un Paese intero. La sua matita non cercava di essere neutrale: cercava la verità attraverso il paradosso, il riso e la provocazione. E proprio per questo resterà nella memoria collettiva come uno dei più grandi maestri dell’ironia politica.
Un addio, dunque, a chi ha saputo insegnare che ridere del potere non è mancanza di rispetto, ma il primo passo per capirlo davvero.


