Vertice Ue a Bruxelles, rinviate le decisioni su fondi all’Ucraina, bilancio e migranti

Di Alessandro Torrisi ·4 min di lettura
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Due giorni di discussioni tese a Bruxelles e nessuna decisione concreta. Il vertice del Consiglio europeo di giovedì e venerdì si è chiuso con il rinvio delle scelte principali, dal sostegno finanziario all’Ucraina al bilancio pluriennale dell’Unione. I leader si sono scontrati su clima, migrazioni e fabbisogno di Kiev, con le elezioni in arrivo in Spagna e Francia e posizioni più rigide che mai. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, presente in Belgio, ha ottenuto poco più di abbracci e parole di sostegno.

In conferenza stampa Zelensky ha chiesto agli europei un piano finanziario, avvertendo del rischio di una crisi migratoria senza precedenti, con "20 milioni di ucraini" in fuga verso l’Europa. "La guerra costerà 155 miliardi di euro il prossimo anno. E abbiamo bisogno di almeno 70 miliardi in più da voi, per la difesa, per le armi e per la nostra resilienza", ha detto. "È una cifra realistica. E vi chiedo di trovare questo sostegno. Ci aiuterà a tenere a bada la Russia".

Secondo due diplomatici sentiti da Politico, Commissione e capitali stanno valutando diverse opzioni: fondi dagli alleati di Kiev esterni all’Ue, risorse europee non ancora utilizzate e un nuovo prestito comune che si aggiunga a quello da 90 miliardi concordato l’anno scorso. Resta invece bloccato l’uso dei circa 300 miliardi di beni russi congelati, respinto quasi un anno fa per le obiezioni di Belgio, Francia e Italia.

"Non è cambiato nulla", ha detto il primo ministro svedese Ulf Kristersson. "Nel breve termine, il denaro per sostenere l’Ucraina deve arrivare da fonti diverse dai beni congelati".

Il presidente del Consiglio europeo António Costa ha spiegato che i leader hanno concordato "immediatamente" di dover affrontare le necessità di Kiev per il 2027, chiedendo alla Commissione una "proposta concreta". Nessuna delle opzioni, però, è stata approvata.

Nessun passo avanti nemmeno sul bilancio pluriennale da quasi 2.000 miliardi di euro. Il fronte dei frugali guidato dalla Germania, favorevole a un bilancio più piccolo, e il gruppo degli "Amici della coesione", che chiede più risorse, non si sono avvicinati. Il presidente francese Emmanuel Macron, che lascerà l’incarico il prossimo anno, ha avvertito che senza un accordo entro fine anno non avrà più il mandato politico per firmarlo. "Penso che una decisione sia possibile entro la fine dell’anno", ha detto.

Giovedì la spinta del premier polacco Donald Tusk per ridimensionare il sistema di scambio delle emissioni ETS2 ha monopolizzato il dibattito per ore, ma è stata respinta facilmente dai Paesi favorevoli al sistema attuale.

Sulle migrazioni, Danimarca, Italia e Polonia hanno proposto di legare esplicitamente nelle conclusioni l’immigrazione irregolare alla criminalità e di definirla una minaccia per la coesione delle società europee. La proposta, sostenuta da una decina di Paesi tra cui l’Ungheria, colpiva indirettamente la Spagna, dove il premier Pedro Sánchez ha deciso di regolarizzare circa un milione di migranti irregolari.

Alla fine i paragrafi sono stati cancellati e nelle conclusioni è rimasta solo una versione ridotta. Ursula von der Leyen ha confermato che la Commissione presenterà entro fine anno un quadro di risposta d’emergenza ai movimenti di massa improvvisi, come quello avvenuto in estate a Ceuta.

"È stato un cattivo dibattito, perché è stato fortemente politicizzato ed è stato una grande fonte di divisione attorno al tavolo", ha commentato Macron.

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