Kimi Antonelli dopo il titolo mondiale: terrò il numero 12, è solo l’inizio

Di Mauro Ferris ·3 min di lettura

Kimi Antonelli vive il suo primo giorno da campione del mondo di Formula 1. Il pilota della Mercedes, intervistato dal Corriere della Sera, ha festeggiato il titolo con la squadra, gli amici e il padre Marco in un locale a Polanco.

«Ora comincio a capire», ha detto Antonelli. «Quando ho riacceso il telefono, su WhatsApp non aggiornava nemmeno le chat per quanti messaggi ho ricevuto. Ma lo capirò meglio più avanti, in Brasile questo fine settimana, e poi quando rientrerò in Italia. Però mi sento finalmente libero». Libero, spiega, dagli scongiuri: «In Messico era stata un’agonia, non ne potevo più. Tutti a dirmi "bravo campione" quando non lo ero ancora diventato».

In gara ha anche superato Leclerc per conquistare il podio, anziché accontentarsi del quarto posto. «Volevo arrivare per bene sul podio, e che podio. Con Verstappen e Hamilton», ha raccontato.

Il titolo, per lui, significa «tantissimo», anche perché l’anno scorso «tanti dicevano che non ero pronto per la F1». Antonelli ringrazia la famiglia e la squadra per i sacrifici fatti: «La Mercedes mi ha preso a 12 anni. Senza di loro non sarei qui. Ovviamente deve essere un punto di partenza». Per questo ha preso una decisione: non userà il numero 1 ma terrà il 12, che lo farà «stare più con i piedi per terra».

La convinzione di poter vincere il Mondiale è arrivata dopo Monza, «una vittoria speciale con quella rimonta». Già dopo Montecarlo, a giugno, aveva pensato che si potesse fare, ma poi erano arrivati due ritiri di fila. Ora attende il galà della Fia a Shanghai per ricevere il trofeo, e sulla possibilità di farsi dare la monoposto del titolo scherza: «Papà mi ammazzerebbe, abbiamo già troppa roba».

Lo sguardo è già rivolto al futuro. «Ogni anno bisogna alzare l’asticella», ha detto, osservando che Red Bull e Ferrari vanno forte e che nel 2027 potrebbe ritrovarsi a lottare contro Verstappen, Hamilton e George Russell. Tra i tanti messaggi ricevuti ricorda quello di Toto Wolff, capo della Mercedes, che vorrebbe vederlo «rilevante» a lungo: «Non puoi vincere un Mondiale e sparire. Spero fra un bel po’ di anni di guardarmi indietro e di aver lasciato il segno».

Nato nel 2006, l’anno in cui l’Italia vinse il Mondiale di calcio, Antonelli guarda anche al significato per il Paese: «Il nostro Paese è fortissimo in tanti sport, ripenso ai Giochi di Milano-Cortina, alla MotoGp. Mancava la F1, direi che ci siamo. Però ora bisogna pensare a come restare sul tetto del mondo».

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