Midterm negli Stati Uniti, in palio 435 seggi della Camera e 35 del Senato

Di Cesare Borgia ·3 min di lettura
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Gli Stati Uniti votano oggi, martedì 3 novembre, per le elezioni di metà mandato, che si tengono due anni dopo una presidenziale e due prima della successiva. Dalle urne uscirà il 120esimo Congresso, che potrebbe limitare o facilitare la libertà di movimento di Donald Trump. È l’ultima volta che il presidente sarà toccato direttamente dal risultato: fra due anni gli americani eleggeranno il suo successore.

In palio ci sono tutti i 435 seggi della Camera, dove il mandato dura due anni, e 35 al Senato, dove dura sei. Per la maggioranza servono 218 seggi alla Camera e 51 al Senato. Oggi entrambe le Camere sono controllate dai repubblicani, con 219 deputati contro 214 democratici e due seggi vacanti, e con 53 senatori contro 45 democratici e 2 indipendenti.

Si vota anche per i governatori di 36 Stati e 3 territori, per i procuratori generali, per migliaia di cariche locali e statali e per 164 referendum. Fra questi c’è la Proposition 40 in California, che punta a introdurre una patrimoniale del 5% per chi possiede più di un miliardo di dollari. In totale le contese elettorali sono 5.270.

Il voto è considerato un referendum sull’operato di Trump, che ha chiesto agli elettori di votare come se il suo nome fosse sulla scheda. Il 60% degli americani disapprova il suo operato e solo il 37% lo approva. Al centro della campagna ci sono il costo della vita, della benzina, del cibo, delle case e della sanità, ma anche l’immigrazione irregolare e l’intelligenza artificiale.

Oltre 50 milioni di persone hanno già votato in anticipo, per posta o di persona. Alla fine il voto anticipato potrebbe valere circa due terzi del totale, un segnale dell’entusiasmo dei democratici, i cui elettori tendono a votare prima, mentre i repubblicani preferiscono di norma il giorno delle elezioni.

La storia gioca contro il partito del presidente. Negli ultimi ottant’anni ha guadagnato seggi alla Camera solo due volte: 4 nel 1998 con Bill Clinton e 8 nel 2002 con George W. Bush. Joe Biden ne perse 9 nel 2022, Trump 41 nel 2018, Barack Obama 64 nel 2010 e 13 nel 2014.

Ai repubblicani basta mantenere la situazione attuale e al Senato possono permettersi di perdere tre seggi, perché in caso di parità decide il vicepresidente JD Vance. I seggi davvero contesi al Senato sono nove, otto dei quali in mano repubblicana. I democratici dovrebbero confermarsi in Michigan, dove Abdul El-Sayed corre per il seggio lasciato da Gary Peters, conquistare la North Carolina e vincere tre seggi fra Alaska, Iowa, Kansas, Maine, Ohio, South Carolina e Texas. In Kansas l’ultimo senatore democratico ha lasciato il Congresso nel 1939.

Alla Camera i seggi contesi sono circa 60. Secondo la media dei sondaggi di Real Clear Politics, 26 sono in bilico, 20 tendono verso i democratici e 14 verso i repubblicani.

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