Mogliano Veneto, la runner accoltellata nel 2021: dopo quasi sei anni nessuna sentenza

Di Vincenzo Ottoboni ·3 min di lettura

Sono passati cinque anni e mezzo da quando Marta Novello fu aggredita con oltre venti coltellate mentre faceva jogging a Mogliano Veneto, in provincia di Treviso. Il processo al suo aggressore, Jamal Tonelli, che all’epoca aveva 15 anni, non è ancora concluso. E ora l’uomo, espulso pochi giorni fa dal Regno Unito, è tornato a vivere nella stessa casa da cui partì quella sera, a poche centinaia di metri da dove abitava la vittima.

«È difficile da accettare che dopo quasi sei anni non ci sia una sentenza passata in giudicato», ha detto Marta Novello tramite il suo legale, Alberto Barbaro. «Pur avendo seguito il processo e comprendendo la situazione mi sento amareggiata».

L’aggressione risale al 22 marzo 2021. Novello aveva 26 anni e viveva nella frazione di Marocco, al confine tra le province di Treviso e Venezia. Secondo i verbali del processo davanti al Tribunale per i minorenni di Venezia, Tonelli uscì di casa in bicicletta con un coltello da cucina in tasca, percorse meno di due chilometri e si scagliò contro la giovane.

Disse di volerla rapinare per procurarsi i soldi per il fumo. Lei sopravvisse dopo due giorni di coma, una settimana in terapia intensiva, diverse operazioni e un percorso durato almeno tre anni. Oggi fa l’insegnante, è rimasta in zona ma non vive più con i genitori.

Nel dicembre 2021 Tonelli è stato condannato in primo grado a sei anni e otto mesi, pena ridotta in appello a cinque anni. Il suo difensore, Matteo Scussat, ha fatto ricorso in Cassazione e il secondo appello ha confermato i cinque anni. Dopo un ulteriore ricorso in Cassazione è ora in corso il terzo appello.

Nell’estate del 2022 sono scaduti i termini della custodia cautelare: il ragazzo avrebbe dovuto essere affidato a una comunità per minori, ma, sfruttando un errore di notifica del provvedimento, la madre lo ha portato con sé a Londra.

Nel Regno Unito Tonelli ha avuto nuovi problemi con la giustizia, questa volta per possesso di stupefacenti, fino all’espulsione. In attesa della fine del processo è un uomo libero. Il 30 ottobre la famiglia Novello ha ricevuto un messaggio di vicinanza dal presidente della Regione, Alberto Stefani, mentre i carabinieri hanno intensificato i controlli nella zona.

«Se c’è un fatto pacifico è la pericolosità sociale del soggetto», ha dichiarato l’avvocato Barbaro. La giovane, attraverso il legale, ha fatto sapere: «La mia vita continua come prima, confido in una risposta adeguata della magistratura e delle forze dell’ordine».

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