Bagno d’oro, mucchi di banconote da 200 euro, tangenti milionarie e potere energetico: lo scandalo che scuote Kiev
Un lusso sfacciato in piena capitale ucraina, rubinetti in oro massiccio, sacchi di banconote da 200 euro stipati in una credenza: è lo scenario emerso all’interno di un appartamento nel quartiere di via Hrushevskoho a Kiev, fulcro dell’indagine anti-corruzione che coinvolge Timur Mindich, stretto alleato del presidente Volodymyr Zelensky.
Mindich — imprenditore con un passato televisivo, co-proprietario della casa di produzione che ha lanciato la carriera di Zelensky — viene indicato come la mente di un maxi giro di tangenti stimato fino a 86 milioni di euro, applicato nel settore energetico ucraino con prelievi pari al 10-15 % su ogni contratto.
L’inchiesta della NABU (Agenzia Nazionale Anticorruzione ucraina) e della SAPO (Procura Specializzata Anticorruzione) ipotizza che Mindich abbia gestito una rete che, partendo da imprese pubbliche e appalti strategici – in particolare nel settore dell’energia – abbia fatto transitare denaro illecito attraverso società offshore, nomine politiche pilotate e assunzioni fittizie.
Una fuga di notizie avrebbe permesso a Mindich di sfuggire alle investigazioni poco prima che le autorità compissero una perquisizione: la sua irreperibilità ha acceso ulteriori suspence sulla solidità delle istituzioni ucraine e sulla possibilità che il sistema di protezione del potere fosse penetrato.
La vicenda ha sollevato forti preoccupazioni anche a livello internazionale: l’European Commission ha ammonito come lo scandalo rischi di comprometterere la credibilità dell’Ucraina mentre si trova nel pieno della guerra e nella fase delicata del suo percorso verso l’Europa.
Intanto, Zelensky ha annunciato il congelamento dei beni di Mindich e ha promesso interventi su trasparenza e riforme, ma per molti osservatori resta il nodo più difficile: come smantellare un sistema in cui potere politico, affari energetici e corruzione sembrano intrecciati da tempo.
La sfida è doppia: da una parte c’è l’imperativo di difendere l’energia del Paese, quotidianamente sotto attacco, dall’altra il dovere di dimostrare al mondo che la lotta alla corruzione non è solo un mantra, ma una pratica reale. Se l’Ucraina vuole rafforzare la fiducia dei partner internazionali — e salvaguardare le ingenti risorse che le vengono fornite — dovrà affrontare quel bagno d’oro non solo come simbolo di arroganza oligarchica, ma come cartina tornasole dello stato di diritto ancora incompiuto.


