Bagno d’oro, mucchi di banconote da 200 euro, tangenti milionarie e potere energetico: lo scandalo che scuote Kiev

Di Alessandro Torrisi ·2 min di lettura

Un lusso sfacciato in piena capitale ucraina, rubinetti in oro massiccio, sacchi di banconote da 200 euro stipati in una credenza: è lo scenario emerso all’interno di un appartamento nel quartiere di via Hrushevskoho a Kiev, fulcro dell’indagine anti-corruzione che coinvolge Timur Mindich, stretto alleato del presidente Volodymyr Zelensky.
Mindich — imprenditore con un passato televisivo, co-proprietario della casa di produzione che ha lanciato la carriera di Zelensky — viene indicato come la mente di un maxi giro di tangenti stimato fino a 86 milioni di euro, applicato nel settore energetico ucraino con prelievi pari al 10-15 % su ogni contratto.

L’inchiesta della NABU (Agenzia Nazionale Anticorruzione ucraina) e della SAPO (Procura Specializzata Anticorruzione) ipotizza che Mindich abbia gestito una rete che, partendo da imprese pubbliche e appalti strategici – in particolare nel settore dell’energia – abbia fatto transitare denaro illecito attraverso società offshore, nomine politiche pilotate e assunzioni fittizie.

Una fuga di notizie avrebbe permesso a Mindich di sfuggire alle investigazioni poco prima che le autorità compissero una perquisizione: la sua irreperibilità ha acceso ulteriori suspence sulla solidità delle istituzioni ucraine e sulla possibilità che il sistema di protezione del potere fosse penetrato.

La vicenda ha sollevato forti preoccupazioni anche a livello internazionale: l’European Commission ha ammonito come lo scandalo rischi di comprometterere la credibilità dell’Ucraina mentre si trova nel pieno della guerra e nella fase delicata del suo percorso verso l’Europa.
Intanto, Zelensky ha annunciato il congelamento dei beni di Mindich e ha promesso interventi su trasparenza e riforme, ma per molti osservatori resta il nodo più difficile: come smantellare un sistema in cui potere politico, affari energetici e corruzione sembrano intrecciati da tempo.

La sfida è doppia: da una parte c’è l’imperativo di difendere l’energia del Paese, quotidianamente sotto attacco, dall’altra il dovere di dimostrare al mondo che la lotta alla corruzione non è solo un mantra, ma una pratica reale. Se l’Ucraina vuole rafforzare la fiducia dei partner internazionali — e salvaguardare le ingenti risorse che le vengono fornite — dovrà affrontare quel bagno d’oro non solo come simbolo di arroganza oligarchica, ma come cartina tornasole dello stato di diritto ancora incompiuto.

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