La tenuta della maggioranza di governo continua a essere messa alla prova da frizioni interne che sembrano ormai quotidiane. La legge di bilancio è diventata il principale campo di battaglia su cui si misurano le diverse anime dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Mentre la premier cerca di mantenere la rotta e imporre una linea unitaria, gli alleati continuano a scambiarsi frecciate che rischiano di minare la compattezza della coalizione. Di fronte al crescente malumore, si fa sempre più concreta la possibilità di un nuovo vertice già nei primi giorni della settimana, forse martedì, per tentare di ristabilire un clima di collaborazione e mettere ordine tra le diverse richieste dei partiti.

La frattura principale si consuma attorno al nodo delle banche e delle nuove imposizioni fiscali. Da un lato la Lega insiste sulla necessità di chiedere un contributo più consistente al sistema bancario, considerato un dovere morale in un momento di difficoltà per famiglie e imprese. Dall’altro, Forza Italia si schiera a difesa degli istituti di credito, giudicando eccessiva la pressione fiscale e chiedendo di non trasformare le banche in un bersaglio politico. La posizione del partito di Matteo Salvini è chiara: i grandi utili registrati dal settore bancario non possono essere ignorati, e una parte di quelle risorse deve tornare alla collettività sotto forma di sostegno alla sanità, al lavoro e alla produttività.

Il leader della Lega tornerà sul tema anche nel confronto previsto con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, insieme ai responsabili economici del partito. L’obiettivo è valutare nuovi emendamenti per rendere più incisivo il contributo del mondo finanziario alla manovra. Tuttavia, dal fronte bancario arriva un invito alla prudenza. Il presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, Antonio Patuelli, ha sottolineato come gli istituti già sostengano imposte elevate e abbiano affrontato in autonomia le crisi del passato. L’idea di un ulteriore prelievo straordinario viene dunque accolta con scetticismo, pur nella consapevolezza che difficilmente il governo tornerà indietro sulle misure già definite.

Parallelamente, Forza Italia spinge su un altro fronte: la cancellazione della tassa sugli affitti brevi, una misura dal valore complessivo di circa cento milioni di euro ma giudicata penalizzante per il settore turistico. Gli azzurri chiedono di trovare coperture alternative, magari rivedendo i tagli lineari ai ministeri, che ammontano a oltre sette miliardi. Il dicastero più colpito è proprio quello delle Infrastrutture, guidato da Salvini, circostanza che contribuisce a rendere ancora più acceso il confronto interno.

Sul tavolo restano poi altri capitoli delicati: i finanziamenti promessi alle Forze dell’ordine dal ministro della Difesa Guido Crosetto, i fondi per la linea Metro C di Roma, il potenziamento del welfare familiare con il bonus libri e la proroga dell’Opzione donna, misura che potrebbe ottenere un consenso trasversale. Tutti dossier che richiedono risorse aggiuntive in un quadro di bilancio già complesso.

In questo scenario, le dichiarazioni ufficiali cercano di rassicurare. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha parlato di “normale vivacità politica” e ha definito il governo “più compatto che mai”. Tuttavia, dietro le formule di rito si intravedono differenze profonde, alimentate non solo da visioni economiche divergenti ma anche da equilibri interni al centrodestra che faticano a stabilizzarsi.

Il vertice di inizio settimana sarà quindi un banco di prova decisivo per la premier, chiamata a ribadire la sua leadership e a contenere gli ego degli alleati. Ma la vera partita si giocherà nelle aule parlamentari, dove la manovra dovrà affrontare emendamenti, correzioni e negoziati serrati. Sarà lì che si capirà se la maggioranza saprà trovare una sintesi o se le crepe emerse in queste settimane si trasformeranno in fratture più profonde.

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